Salsiccia e Lenticchie

Mangiata per la prima volta sul lago di Trasimeno in un ristorante difficilissimo da raggiungere e dove c’erano due tavoli occupati solo, non me le posso scordare, con i il suo gusto semplice denso di maiale, terra e pepe.  Facile da rifare a casa.

Ingredienti:

  • 150 gr di lenticchie
  • 4 salsicce (di quella grossa)
  • 4-5 pomodorini
  • 3-4 foglie di alloro
  • cipolla tritata q.b.
  • uno spicchio d’aglio
  • olio extravergine d’oliva
  • sale

Preparazione

prima di tutto sciacquare sotto acqua corrente le lenticchie; quindi metterle in una casseruola coprendole di acqua e cuocere a fiamma media per circa 20 minuti; (fare attenzione: l’acqua non deve mai asciugarsi!); nel frattempo in un pentolino, preparare gli aromi: riunire l’aglio, la cipolla tritata, i pomodorini tagliati in quarti, le foglie d’alloro, un bicchiere d’acqua, un giro d’olio extravergine d’oliva, mettere sul fornello e far sobollire; quindi versare il tutto nella casseruola delle lenticchie in modo che, continuando la cottura, queste prendano sapore degli aromi; in un altro pentolino far brevemente rosolare le salsicce intere con un giro d’olio extravergine d’oliva; una volta rosolate, aggiungerle alla zuppa di lenticchie e continuare la cottura per altri 15 minuti, aggiustando di sale e olio extravergine d’oliva; quando la zuppa è ben cotta, spegnere la fiamma; prendere le salsicce e tagliarle a rondelle; rimetterle nella zuppa e servire le lenticchie con le rondelle di salsiccia. Potete accompagnare il piatto con delle fette di pane (meglio se raffermo!).

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Zuppa di Cipolla

Ma davero?!

Mi sembra di sentire Verdone, si davvero ed è buonissima anche per chi non ama la cipolla. Mangiata a Parigi certamente meglio, ma essendo Parigi una città romantica e i residui di profumi, che questa ricetta lascia nella vostra bocca non sempre apprezzati, forse è meglio gustarla in una giornata solitaria.

Ingredienti per 6 persone 

  • 40g di burro
  • 3 cipolle affettate finemente
  • 2 cucchiai di acqua
  • 20g di farina
  • 1,5l di brodo di pollo
  • 100ml di vino bianco
  • 1/2 cucchiaino di sale
  • 1 pizzico di pepe
  • 6 fettine di buguette o altro pane con una crosta croccante
  • 60g di formaggio grattugiato Groviera o Comté

Preparazione

Sciogliere il burro in una casseruola su fuoco basso e aggiungere le cipolle. Cuocerle mescolando costantemente, per 15-30 minuti o finché prenderanno colore. Aggiungere 2 cucchiai di acqua fredda, coprire e cuocere per altri 15 minuti.Unire la farina e mescolare per amalgamarla con le cipolle. Cuocere per altri 5 minuti a pentola scoperta, continuando a mescolare. Quindi versare il brodo, il vino, condire con sale e pepe e portare a bollore. Ridurre la fiamma e sobbollire per 20 minuti. Aggiustare di sale e pepe se necessario. Nel frattempo, tostare il pane finché sarà croccante (così non si ammollerà subito nella zuppa). Distribuire una fettina di pane per ciascuna ciotolina, quindi una riempirle con la zuppa. Il pane emergerà in superficie. Spolverare ciascuna porzione con il formaggio grattugiato. Passare le ciotole sotto il grill per 3-5 minuti o finché il fomaggio sarà sciolto e formerà una crosticina. Servire immediatamente.

 

Andalusia da Granada a Jerez

Lasciata Granada, il programma prevede alcune tappe andando verso Sud fino a Gibilterra, per poi risalire Jerez.  Prima tappa a Ronda, una piccola città arroccata su una rupe, divisa a metà da una profonda e vertiginosa gola chiamataEl Tajo scavata dal torrente Guadalevín e riunita dal bellissimo Puente Nuevo, dopo aver visitato per bene Granada, in pochi chilometri si raggiunge questa piccola ma carina cittadina. La Plaza de Toros di Ronda, è una delle arene più importanti di tutta la Spagna. Qui è stata fondata la Maestranza, l’antico ordine di cavalieri che ha nobilitato la tradizione della corrida. Dalla Plaza de Toros si può prendere Calle Blas Infante: si arriva al Mirador de Ronda, dove si può ammirare dall’alto un bellissimo panorama Si può poi dirigersi nei vialetti dell’Alameda del Tajo, uno spazio verde tranquillo. Percorrendo la Calle Virgen de la Paz, superiamo Plaza España; dove si trova  il simbolo di Ronda: il Puente Nuevo. questo maestoso ponte settecentesco non è l’unico ad unire le due parti della città, ma è sicuramente il più famoso da qui  potrete apprezzare quanto sia impressionante la voragine scavata dal fiume Guadalevín. Per apprezzare la gola chiamata El Tajo potete camminare su  Calle Cuesta de Santo Domingo, la strada che costeggia dall’alto El Tajo. La cittadina è tranquilla, ha una bella passeggiata in Calle Espinel, la frequentata via di negozi centrale. Uno splendido vende manufatti in legno, vedi foto sotto, la via porta direttamente in Plaza del Socorro, nel quartiere del Mercadillo. Qui, di sera, si riuniscono gli abitanti di Ronda per bere vino tinto de Verano in uno dei vari bar.  Ho cenato nel ristorante Las Maravillas un locale moderno con  servizio veloce e attento. Cena a base di Tapas ovviamente.

Il giorno successivo mi sono messo in viaggio direzione Gibilterra,un promontorio alto  che chiude il golfo di Algesiraz a est. Per il mondo greco romano Gibilterra costituiva una delle due colonne d’Ercole che segnavano i confini del mondo conosciuto oltre le quali si estendeva l’ignoto; l’altra è lo sperone roccioso Jebel Musa, in Marocco. Ma a Gibilterra non ci siamo fermati la ho vista solo da lontano per poi sostare a Tarifa, in Costa de Luz,  meta consigliata dal mio amico Vittorio. Arrivati a Tarifa conviene entrare in città attraverso  Puerta Jerez, l’unica porta antica rimasta che permette l’accesso alla città vecchia. Passeggiando fra le stradine con case bianche, balconi in ferro si può visitare la Iglesia de San Mateo, la chiesa più importante di Tarifa, costruita sopra un’antica moschea. Su Plaza Santa Maria si affacciano il palazzo del Comune con la sua splendida facciata in stile andaluso e la Iglesia de Santa Maria, la più antica della città. Nella piazza risalta la fontana a forma di stella a 8 punte con le caratteristiche statue di rana su ogni vertice. Prossima tappa il monumento più imponente della città: il Castillo de Guzmán. La possente fortezza domina il panorama e lo stretto fino al Marocco. È legata indissolubilmente alla tragica scelta di Alonso Pérez de Guzmán che nel 1294 preferì sacrificare il figlio piuttosto che consegnare la città ai musulmani. La statua di Guzmán il Buono si trova all’inizio della passeggiata lungo Paseo de La Alameda . 

Dopo aver pranzato da I Hoy un preziosissimo locale vegetariano anche per la presenza della copia dei proprietari davvero gentilissimi il viaggio riparte, questa volta leggero come una piuma.

Tappa successiva Vejer del la Frontera un Pueblo Blanco, In provincia di Cadice è uno dei paesini più suggestivi d’Andalusia. Con i suoi 12.000 abitanti, Vejer è poco più di un borgo arroccato. Le case bianche, tipiche della zona, illuminano la cittadina. Un posto in cui fermarsi sicuramente.

Altra tappa a Cadice, Cadiz in Spagnolo, una graziosa città costiera arroccata su un promontorio sull’Oceano Atlantico. Il centro storico meraviglioso, ricco di piazze e di palazzi e vie in cui perdersi . Inoltre lungo il lungo mare è possibile ammirare tutta  la Baia di Cadiz. Plaza San Juan de Dios è la piazza dove si trova l’Ayuntamiento de Cadiz, un palazzo in stile neoclassico. Plaza de la Catedral dove si trova la bella cupola gialla della maestosa Cattedrale di Cadice, in stile barocco ma con elementi neoclassici. Da un ingresso laterale della cattedrale si può salire sulla Torre de Poniente doveammirare un magnifico panorama sulla città e sull’Oceano. Plaza de Topete è una delle piazze più frequentate di Cadiz per la sua vicinanza al grande e caratteristico Mercado Central. Da visitare anche il Teatro Romano vicono a Plaza de Mina per me la più bella piazza di Cadice.

Ultima tappa Jerez de la Frontera il monumento più importante è di certo un’antica fortezza la bellissima fortezza Alcazar e i suoi giardini bellissimi. UN n monumento di ispirazione araba, con una torre ottagonale e dei bagni molto sontuosi. Ho visitato poi Palacio Villavicencio costruito sui resti di un monumento islamico e la Catedral de San Salvador, con i suoi tantissimi stili, dal gotico al neoclassico e il barocco.

In zona, inoltre, c’è anche il municipio del ‘500, ossia l’Antiguo Cabildo, che si trova nei pressi della Iglesia de San Dionisio e degli Hammam Andalusi. Infine, si trovano anche le maggiori scuole di flamenco e le botteghe di sherry, che sono dei simboli di Jerez. In città si trovano circa 20 antiche bodegas, che producono questo vino liquoroso molto buono e molto famoso in tutta l’Andalusia e non solo. Un vero e proprio gioiello da non perdersi se si visita questa zona della Spagna. La cena la ho consumata nella Tabanco las Banderillas dove ho mangiato la Raba de Toro più buona assaggiata in questo viaggio, il locale è carino, un misto tra un bar e un ristorante con una cucina proprio buona. La mattina dopo colazione con burro e zucchero, altro che brioche!!

Mousse di ricotta e basilico

Quando mi sono imbattuto in rete su questa ricetta ero davvero dubbioso e incuriosito, devo dire che è davvero un dessert semplice ma gustosissimo e originale.

Ingredienti

  • 1 kg. ricotta di pecora
  • 1 cucchiaio miele aromatizzato
  • 1 ciuffo di basilico
  • buccia di 1 limone gratuggiata
  • 200 gr. zucchero | mandorle tritate

Preparazione

Versare in una ciotola la ricotta, il miele, lo zucchero, il basilico e la buccia di un limone grattugiata. Con l’aiuto del minipimer mescolare tutto insieme per 2-3 minuti fino a quando la ricotta avrà una raggiunto una consistenza cremosa. Una volta terminato versate la mousse in una ciotola o in singole mono porzione e decorate con granella di mandorle.

La mousse di ricotta al basilico è una mousse veramente fresca e originale, ideale come dessert e ottima idea quando si ha poco tempo a disposizione perchè pronta in 5 minuti. Gli ingredienti di cui avrete bisogno saranno dell’ottima ricotta di pecora, dello zucchero, del miele aromatizzato, foglie di basilico, la buccia grattugiata di un limone ed infine mandorle tritate per decorare e presentare la mousse. Questa mousse oltre ad essere deliziosa può essere una ricetta originale anche per chi soffre di intolleranza alle uova o al glutine in quanto priva sia di uova che di farina.

Presentate la mousse di ricotta e basilico in una ciotola di vetro grande oppure in singole monoporzione pronte per essere servite ai vostri ospiti, decorate con mandorle tritate e se volete con una fragola o altro frutto come fatto dalla nostra cuoca nel video.

 

La slittata notturna

Io adoro le tradizioni, adoro soprattutto farle nascere le tradizioni e poi portarle avanti. Cambiano le persone, cambiano gli anni, sono cambiato io ma alcune cose rimangono nel tempo con grande certezza.

Una di queste è la Slittata Notturna in Val Monzoni! Ci vado dal ’90 circa, dapprima con persone conosciute ad una fiera campionaria. Devo ringraziare Vittoria che me lo ha fatta conoscere. A quel tempo abitava a  Predazzo e lavorava in discoteca, in fiera serviva ottimo vino in uno stand enoteca.

Poi cambiata compagnia sono salito con amici genovesi, con colleghi di lavoro, ora la compagnia è mista e varia tutti gli anni con alcuni punti fissi, Tania e Vittorio che ci raggiungono da Bari. e di solito Isabella e i suoi genitori da Bergamo.

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Ultimamente la tradizione consiste nell’arrivare uno dei primi Venerdì di Marzo, periodo dove si può trovare abbondante neve e anche possibili nevicate, e andare direttamente da Tito al Maso dello Speck, rustica locanda dove si mangia tipico.

 

Qualche albergo libero nella zona si trova sempre, andando pochi giorni prima, perchè in questo periodo tutti gli albergatori attendono di prenotare settimane bianche piuttosto che week end. Dopo una bella dormita e un abbondante colazione, la montagna fa venire appetito, secondo step della tradizione, ma in effetti una new entry, qualche ora alle Terme delle Dolomiti QC , bellissima struttura dove rilassarsi e passare qualche ora a rigenerarsi.

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Una veloce scappata in albergo per vestirsi da neve e poi via eccitatissimi verso il Rifugio Soldanella, dove c’è la partenza delle motoslitte. Bisogna comunicare agli addetti dove si è diretti poichè ogni rifugio nella Val Monzoni ha il suo servizio di trasporto e bisogna individuare il proprio.

 

Io sono stato a Baita Monzoni che ora purtroppo è bruciata ed era l’attrazione principale della zona anche grazie al suo proprietario, il Nello che era veramente un personaggio.

Altro rifugio visitato Malga Monzoni produzione propria di formaggi e salumi un po’ più in alto della Baita Monzoni

Negli ultimi anni sono tornato alla Baita Ciampiè da dove si può fare la slittata più lunga (circa venti minuti) e dove si trova buona qualità di cibo.

La serata ovunque si vada non è a buon mercato, mettete in preventivo più o meno 20,00 € per la salita in motoslitta e discesa con le slitte e 45,00 € per mangiare a testa.

Dopo avere abbondantemente bevuto e mangiato finisce con una bella slittata al chiaro di luna o delle luci delle torce, emozionante anche quando non si riesce a slittare per la troppa neve e si deve fare una camminata notturna di 6 km… fortunatamente in discesa.

Buon divertimento!!

 

 

Liquore al Mirto

Ho un amico Sardo che mi ha fatto assaggiare il liquore al Mirto fatto in casa da lui con le bacche che gli arrivano direttamente dalla Sardegna. Coincidenza sono riuscito a trovare qualcuno che me le porta, e a carpire un piccolo trucco che fà diventare il liquore davvero una prelibatezza.

Ingredienti

  • Bacche di mirto 600 g
  • Acqua 1 l
  • Zucchero 600 g
  • Alcol puro a 90° 1 l

 

Preparazione

Mettere le bacche di mirto in un recipiente a chiusura ermetica abbastanza grande da contenere sia le bacche che l’alcool. Coprire le bacche di mirto con l’alcool e lasciarle riposare in un posto buio e fresco per almeno 40 giorni, agitando di tanto in tanto il recipiente. Trascorso questo tempo filtrare l’alcool dalle bacche di mirto e dai residui e strizzate delicatamente le bacche con un canovaccio per ricavarne tutti i succhi e le essenze che hanno assorbito. Nel frattempo preparare uno sciroppo facendo bollire l’acqua, e sciogliendovi lo zucchero; una volta ottenuto lo sciroppo, fatelo raffreddare e poi miscelatelo con l’alcool aromatizzato. Filtrare di nuovo il tutto, imbottigliare e lasciare riposare il liquore così ottenuto per almeno un mese, meglio se due, in un luogo fresco.

 

Consiglio

E’ possibile modificare le quantità di acqua e di zucchero per rendere il liquore di mirto più adatto al vostro gusto, ricordandovi che se si possiede 1 litro di essenza (con alcool a 90°), unendovi 1 litro di sciroppo si dividerà la gradazione volumetrica dell’alcool per due, quindi si otterrà un liquore che avrà una gradazione di 45° circa. Aumentando la quantità di sciroppo, si otterrà quindi, una gradazione minore. 
In alcune zone della Sardegna il mirto viene preparato sostituendo una parte o tutto lo zucchero con l’equivalente peso di miele (spesso di corbezzolo). Il consiglio che mi fa gustare ancora di più questa ricetta è la strizzatura dell bacche fatta con il passa verdure invece che con un canovaccio. Questa operazione rende il liquore più cremoso.

Curiosita’

Il periodo migliore per fare il liquore di mirto è senza dubbio nel periodo invernale, infatti le bacche di mirto devono essere raccolte quando hanno raggiunto il loro inconfondibile colore nero e non sono ancora diventate troppo dure; ciò avviene da novembre a gennaio in dipendenza del clima e dell’esposizione dei cespugli di mirto.

La Pizza

Anni e anni di attesa ma alla fine ci sono riuscito ad avere un forno a legna a casa, questo grazie a degli artigiani toscani che si sono inventati un piccolo fornetto oserei dire casalingo, ma che nulla ha da invidiare nel risultato a un forno da pizzeria. L’unica nota negativa che ho riscontrato a oggi è che all’apertura del portello davanti la temperatura cala davvero velocemente.

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Ecco la ricetta che utilizzo io tenendo presente che la quantità d’acqua varia, io preferisco comunque un impasto piuttosto umido.

  • 600  gr di farina 00,
  • 200 gr di farina Manitoba,
  • 200 gr di farina a scelta (kamut, farro… secondo il gusto)
  • 7 g di pasta madre liofilizzata,
  • 800 ml di acqua,
  • 20 g di sale,

Mescoliamo 7 g di lievito liofilizzato ad 1 Kg di farina; impastiamo con 700 ml di acqua. Quindi, aggiungiamo 20 g di sale,  ed ancora 100 ml di acqua. Impastiamo per lungo tempo, quindi lasciamo riposare per 10 minuti circa. Pieghiamo la pasta, più volte, verso l’interno. Riponiamo in una ciotola unta d’olio e chiudiamo con la pellicola. Mettiamo a lievitare in frigorifero per 18 ore. Tiriamo fuori dal frigo l’impasto un’ora prima di creare le palline. Creare le pallina tra i 250 gr e i 300 gr lasciarle lievitare alte 3 o 4 ore.

Il risultato sarà questo :

Se non avete un forno a legna la pietra refrattaria e la temperatura al massimo del vostro forno elettrico è sicuramente una valida alternativa.

Buon divertimento.