Per la sola ragione del viaggio….2

E poi decidi che la strada del ritorno non la vuoi fare seguendo il navigatore, vuoi evitare almeno in parte l’autostrada e farti un bel giretto tra gli Appennini tra Bologna e Modena. Ti ritrovi a viaggare da solo per strade che speri a un certo punto non spariscano o siano chiuse senza la certezza che quello che stai facendo sia al cosa giusta, ma tanto ti avanza un po’ di tempo e non hai fretta.

Poi inizia ad avere fame, io mi oriento sempre con la guida delle Osterie dello Slow Food, dapprima, quando non esistevano gli smartphone con la guida cartacea ora con l’app sul mio Iphone.

Attivo l’app in versione Mappa e mi geolocalizzo, poi inizio a sperare di passare vicino ad un osteria, continuando a controllare i puntini rossi che le contrassegnano e che immancabilmente si allontanano dalla strada che sto percorrendo.

Fino a quando non arrivo a Savigno e finalmente incrocio un’osteria consigliata da tale guida, Amerigo (dal 1934) . 

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Si entra dalla dispensa un piccolo negozietto alimentare con una bella selezione di vini e prodotti scelti e fatti dal ristorante. Attraverso una piccola porticina si entra nel ristorante. Quello che da subito mi ha colpito è stata l’accoglienza di questi ragazzi molto giovani ma molto probabilmente ben e maniacalmente  istruiti. Il servizio è stato perfetto, pieno di attenzioni e sempre attento. Il cibo della zona e buonissimo, non vi elenco i piatti perchè potete trovarne addirittura le ricette nel loro sito.

Un luogo trovato per caso ma assolutamente che rimane nella memoria per l’ambiente, l’accoglienza e il cibo.

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Per la sola ragione del viaggio….2

Il clou del viaggio era Rocchetta Mattei una rocca nei colli Bolognesi di cui la storia presa dal sito ufficiale copio sotto :

“Cesare Mattei nato a Bologna l’11 gennaio 1809 da famiglia agiata, crebbe a contatto con i massimi pensatori dell’epoca come Paolo Costa, Marco Minghetti, Antonio Montanari e Rodolfo Audinot. Nel 1837 fu uno dei 100 fondatori della Cassa di Risparmio in Bologna. Ricevette il titolo di Conte nel 1847 da papa Pio IX a fronte di una donazione terriera in quel di Comacchio, la fortezza di Magnavacca (ora Porto Garibaldi), che avrebbe aiutato lo stato pontificio a fermare l’avanzata austriaca. La morte della madre nel 1844 lo provò duramente, se la prese in particolar modo con la medicina classica dell’epoca che, a suo dire, non seppe fare nulla per curare la madre ne per alleviarne il dolore che accompagnò la sua malattia. Per questo, lasciati i rapporti sociali e la politica, si ritirò nella tenuta di Vigorso ed iniziò a studiare una “nuova medicina” che fosse maggiormente efficace. Nel 1850 acquistò i terreni dove sorgevano le rovine dell’antica rocca di Savignano e il 5 novembre dello stesso anno pose la prima pietra del castello che avrebbe chiamato “Rocchetta”, dove si stabilì definitivamente a partire dal 1859 pare dirigendone personalmente la costruzione. Il castello è stato un cantiere aperto per tutta la vita del conte e anche oltre dal momento che buona parte di esso è stato terminata dal figlio adottivo Mario Venturoli Mattei, si può affermare che il paese di Riola si sia sviluppato proprio parallelamente e in virtù dell’esistenza di questo cantiere. Infatti il nocleo originario si limitava a quella che ora viene denominata “Riola Vecchia” dove, non esistendo ancora la SS64 Porrettana la strada volgeva verso il crinale per raggiungere Gaggio Montano e quindi ridiscendere ai Bagni della Porretta ora Porretta Terme. Egli dedicò quasi tutta la vita allo studio di una scienza medica empirica, denominata Elettromeopatia ed alla sua divulgazione e che lo portò a giungere ad una fama mondiale nel ventennio 1860-1880. In seguito alla sua morte, 3 Aprile 1896, gli eredi continuarono la produzione e distribuzione dei “Rimedi Mattei” fino al 1959 quando per vari motivi i laboratori furono costretti a chiudere. Per quanto attiene al Castello della Rocchetta, dopo vari tentativi di cederlo al Comune di Bologna o ad altri enti, conclusero le vendita con un commerciante locale Primo Stefanelli detto “Il Mercantone” . Quest’ultimo dopo aver aggiunto particolari inesistenti in precedenza come prigioni, pozzo a rasoio ecc. lo gestì come attrazione fino a quando non venne chiusa per problemi di stabilità e sicurezza. Nel 2005 la Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna (Carisbo) acquistò il castello e dopo un accurato studio progettuale ne iniziò il consolidamento ed un fedele restauro giunto a tuttoggi a circa 2/3 del totale.” cit da http://www.rocchettamattei-riola.it/

Devo dire che questa visita era da molto che aspettavo di farla, ma non riuscivo a trovare un itinerario in cui inserirla. Per questo motivo ho deciso di costruire un itinerario attorno ad essa e non rimandarne più la visita e ho fatto bene, perchè la rocca è davvero un posto particolare. Nonostante si scosti dagli stile anche possibilmente immaginabili nella zona mantiene comunque una credibilità e autenticità per la storia che le sta dietro. Peccato sapere che l’edificio è stato saccheggiato e tante cose originali perse. Per poterla visitare bisogna assolutamente prenotare la visita se no non si entra. Il tutto è organizzato molto bene e le guide sono disponibili e preparate. La visita dura un’oretta.

Abbiamo dormito a una mezz’oretta di macchina al Giardino Incantato, LOCALITA’ PIANA CINELLI 154T,  Grizzana,  trovato su Booking ma struttura più adatta ad AirBnB dove credo si trovi anche. La mattina abbiamo fatto colazione con una ciambella fatta in casa buonissima e poi con calma partiti in direzione Rocchetta Mattei.

Dell’interno del castello sicuramente quello che mi ha colpito particolarmente sono i locali che copiano la grande Moschea di Cordoba e quelli che ugualmente riprendono il giardino dell’Alhambra di Granada. Entrambi visti dal vivo.

Visita consigliata!!

 

Per la sola ragione del viaggio….

Pensare a qualche giorno di ferie senza programmare anche un minimo spostamento per me è impensabile, quelle giornate libere dalle solite corse e dagli appuntamenti oramai prefissati non avrebbero un senso compiuto senza un programma di viaggio. Quest’anno ho pensato a solo un paio di giorni e sinceramente senza aspettative, e come sempre accade poi sono rimasto sorpreso.

La prima tappa pensata e male organizzata è una visita al Mudec di Milano (il museo delle culture) per visitare la mostra di Bansky e Paul Klee. Ok per la prima c’erano tre ore di coda non avevo prenotato e anche online non c’era più disponibilità. Mi sono consolato con Paul Klee senza rimanerne deluso.

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Mi dispiace osservare che pur essendo il Mudec una struttura nuova, è molto lontano dall’essere all’altezza di un qualsiasi museo di una grande città europea, siamo come organizzazione degli spazi che organizzazione logistica, e su questo non voglio aggiungere altro.

Dopo la visita al museo un salto da Eataly in Corso Como e nella zona della Unicredit Tower una bella zona di espansione ben studiata e con palazzi ben disegnati.

Finita la visita a Milano ho deciso di fare sosta per la notte a Parma nei dintorni della quale alcuni amici hanno una casa. La sera siamo andati a mangiare in una trattoria vicino a casa loro al Ristorante Trattoria Al Parco di Marano, scelta per la vicinanza ma dova abbiamo mangiato benissimo, tipico della zona con i salumi il gnocco fritto (che qui chiamano torta fritta) dei buonissimi primi. Insomma diciamocelo non altra cucina ma quella cucina casalinga tipica di queste zone. La fortuna è stata di esserci nella serata in cui si festeggiavano i 70 anni di Brunetta. Una ex modella simpaticissima con grande verve e che sicuramente on dimostrava l’età che ha. La musica cantata da un coppia di musicisti più o meno della stessa età divertentissimi che ci hanno conquistato e abbiamo quasi ballato tutta la sera.

To bee continued……

Costata di maiale in crosta

Ingredienti

  • costata di maiale,
  • pasta di pane,
  • patate,
  • paprika dolce,
  • rosmarino,
  • sale,
  • olio,
  • pepe

Condiamo la costata di maiale con pepe macinato, il sale grosso ed un generoso filo d’olio. Massaggiamo la carne, su entrambi i lati, che devono essere conditi in egual modo. Copriamo con una generosa spolverata di paprika dolce. Copriamo e lasciamo riposare 24 ore in frigorifero.

Stendiamo l’impasto della pizza ben lievitato. Dobbiamo ottenere un rettangolo, che posizioniamo in una teglia coperta con carta forno. Posizioniamo al centro il maiale e qualche patata a pezzettoni. Copriamo con la pasta di pane, sigillando per bene.

Inforniamo a 180° per 1 ora ogni Kg di carne. Dopo la prima ora, abbassiamo a 160°.

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La dieta

Sono finite le feste o quasi e come ogni anno mi ritrovo con chili di troppo. Quest’anno poi la situazione è peggiorata dal fatto che ho smesso di fumare e non oso pesarmi.

Pesarmi mi mette di malumore sempre, se non sono calato è un misto di frustrazione e rabbia oltre a senso di impotenza, se sono calato malinconia per le cose a cui ho dovuto rinunciare.

Quindi ora dovrei scrivere qualche consiglio su come recuperare dopo i bagordi festivi.

Ma non sembrerebbe un’assurdità in un blog sul cibo e in particolare sulle tipicità regionali italiane?

Infatti non scriverò niente di questo, anzi non scriverà nulla è un argomento che mi deprime, sappiate solo che il sette Gennaio mattina mi peserò e sarò di cattivo umore, cercherò di ridurre le calorie a forza di rinunce e malinconia, sarò triste ma dedicherò tutto me stesso al raggiungimento nel 2019 del mio obbiettivo.

15 Kg da calare prima dell’estate.

Tutto questo durerà il tempo di quest’articolo, ora mi alzo vado in frigo, mi preparo un po’ di Ragusano mi taglio un po’ di Speck e apro una biretta di Baladin.

Sorrido felice alla vita.

BUON ANNO CHE VI CONCEDA SEMPRE DI FARE TUTTO QUELLO CHE VI RENDE FELICI

 

Cruccolo

Io credo che al Crucolo vado circa dagli anni ’90. Le prime volte erano feste serali a ballare sui tavoli e bere Parampampoli. Poi assieme ad alcuni colleghi è nata una tradizione:  la settimana prima di Natale di solito il Giovedì, mi potete trovare a pranzo seduto nel tavolo della saletta con il camino. Una giornata che ha di consuntivo e rilassamento dopo un anno di lavoro, in cui mi incontro con le persone che più stimo e con cui al di là della professione c’è un feeling personale speciale.

Il menù è lo stesso da sempre antipasti di salumi di produzione propria, salame cotto nell’aceto con uvetta (particolarmente atteso), la Mosa trentina. Come primi solitamente canederli, strozzapreti, minestra di funghi e pasta di fagioli. I secondi variano dallo stinco, al coniglio, delle bellissime grigliare cucinate nel camino a visto in cucina, crauti e cotechino. per finire dolci fatti in casa e gli immancabili parampampoli.

 

Noi prendiamo tutto e dividiamo devo dire che la giornata alla fine risulta pesantina.

Prima di andarsene un giretto in cantina dove viene offerto un assaggio della loro produzione di formaggi  e salumi e una bella grappetta.

L’arrivo a casa a qualsiasi ora sia prelude a un bel sonno ristoratore.

Prima però immancabile la sosta al presepe di Scurelle una vera opera d’arte a dimensione naturale davanti a cui è sempre un piacere fare l’ultimo selfie e abbracciarsi prima di salutarsi.

Al prossimo anno amici!!!Crucolo

La Mosa Trentina

La Mosa Trentina è una zuppa della Tradizione trentina, fa parte dei piatti della cucina povera. La Mosa è una zuppa morbida preparata con farina di frumento e farina di mais, viene cotta nel latte cosparsa di burro fuso, è preparata e servita in una grande padella di ferro

Preparazione :

  • Mettere a bollire in una padella di ferro 1 litro e mezzo di latte e ½ litro di acqua, quando bolle salare leggermente e versare a pioggia mescolando
  • 3 pugni d farina da polenta, successivamente sciogliere in un po’ di latte
  • 4 cucchiai di farina bianca fino a formare una pappetta. Questa va aggiunta un po’ alla volta nella padella fino alla consistenza cremosa. Cuocere il tutto per 30 – 40 minuti lasciando formare una bella crosta sul fondo. A fine cottura, prima di servirla versare
  • abbondante burro arrostito sulla superficie.

E’ ottima calda.

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