Crostini toscani

Io non amo il fegato, quindi questa ricetta la ho sempre evitata, quelle poche volte che ho provato ad assaggiarla non mi è piaciuta. Poi mi è stata portata da un invitato a una grigliata, toscano e fatti dalla mamma toscana… un’illuminazione!! Talmente buona che la voglia di rifarla a casa da solo è stata grande e alla fine soddisfatta. Ecco la ricetta che mi ha soddisfatto di più.

INGREDIENTI PER 6 PERSONE

  • Fegatini di pollo250 g
  • Vin Santo 100 ml
  • Brodo di pollo 200 ml
  • Capperi 20 g
  • Pane toscano 6 fette
  • Salvia 5 foglie
  • Acciughe 3 filetti
  • Cipolle 1/2
  • Olio extravergine di oliva 20 g
  • Sale Quanto basta
  • Pepe Quanto basta
  • Burro 10 g

 

PREPARAZIONE

Lavate accuratamente i fegatini. Tritate grossolanamente la cipolla e fatela rosolare in una padella con l’olio extravergine d’oliva. Scolate bene i fegatini, tagliateli a piccoli pezzi e uniteli alla cipolla, assieme alle foglie di salvia. Soffriggete pochi minuti e sfumate con il vin santo. Fate evaporare a fuoco vivo.

Allungate con il brodo e fate cuocere a fuoco basso per 30 minuti. Il sugo non deve seccarsi ma rimanere un pochino brodoso. Pepate e regolate di sale.

Nel frattempo fate abbrustolire le fette di pane. Inumidite con un cucchiaio di sugo di cottura.

Mettete i fegatini con il sugo rimasto, i capperi, le acciughe e il burro in un mixer e frullate fino a ottenere la consistenza desiderata. Spalmate il pâté sulle fette di pane.

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Il Pasticciotto Leccese

Per chi è stato in Salento è sicuramente un dolce che ha apprezzato e vorrebbe ritrovarsi a casa. Unica soluzione farselo.

Nasce nel 1475, in una pasticceria di Galatina. Era il giorno dedicato a San Paolo, Santo Patrono del paese e nella pasticceria Ascalone si pensava a che dolce preparare. Purtroppo, il pasticcere, un certo Nicola, non aveva altro che degli avanzi di pastafrolla e della crema pasticcera. Pensa e ripensa e finalmente al pasticcere venne l’idea di foderare con della pasta frolla uno stampo dalla forma ovale e riempirlo con abbondante crema. Infine, lo ricoprì con un altro strato di pasta e lo mise in forno. Una volta cotto, lo battezzò “Pasticciotto di Ascalone”, ma il dolce ebbe talmente successo tra i pellegrini, che fu ribattezzato “Pasticiotto Leccese”. (Cit. Corte del Salento)

INGREDIENTI PER CIRCA 10 PASTICCIOTTI:

per la frolla

  • 500 gr farina 00
  • 250 gr strutto
  • 300 gr zucchero
  • 3 uova
  • mezzo cucchiaino di ammoniaca per dolci
  • 3/4 gocce di essenza di limone o, in alternativa, della buccia grattugiata di limone biologico

per la crema pasticciera

  • 3 tuorli
  • 8 cucchiai rasi di zucchero
  • 3 cucchiai di farina 00
  • 1/2 litro di latte p.s.
  • la buccia di un limone (intera)

Iniziamo a preparare il pasticciotto leccese partendo dalla frolla:

mettiamo nella  planetaria, lo zucchero e lo strutto, facciamo partire il gancio a sfoglia e lasciamo lavorare fino a che non otterremo una crema. Aggiungiamo un uovo alla volta, aspettando che sia assorbito prima di aggiungere l’altro ed infine la farina mescolata all’ammoniaca. Se utilizzate il limone grattugiato mettetelo ora, insieme alla farina, se utilizzate l’aroma, aggiungetela all’inizio.

Lasciamo lavorare fino ad ottenere un impasto abbastanza morbido, lo mettiamo sul piano di lavoro infarinato e gli diamo una forma a salsicciotto, lo avvolgiamo in pellicola alimentare e lo lasciamo riposare in frigo almeno un’ora.

Nel frattempo prepariamo la crema pasticcera, mettiamo il latte e la buccia di limone su fiamma bassissima, mi raccomando NON deve bollire ma solo scaldarsi (se inizia a fumare spegnete la fiamma) e nel frattempo montiamo bene i tuorli con lo zucchero, poi aggiungiamo la farina e quando avremo un composto chiaro e ben montato, lo versiamo nel latte caldo, sempre su fiamma bassa accesa ed iniziamo a mescolare. Continuiamo a girare finchè non otterremo una crema abbastanza densa, lasciamola raffreddare a temperatura ambiente e poi passiamola in frigorifero ben coperta con pellicola alimentare a contatto, per evitare che si formi la pellicina in superficie.

Per preparare i pasticciotti ho utilizzato le apposite formine (che vedete in foto) se non le avete nessuna paura, potete utilizzare qualunque piccola formina o, in alternativa, fare un’unica grande torta pasticciotto. Senza ungere le formine prendete un po’ di frolla, schiacciatela tra le mani e foderate lo stampo. Riempite con la crema e ricoprite con un altro strato di frolla leggermente più sottile. Chiudete bene i bordi e poi mettete i vostri pasticciotti a riposare in frigo, in questo modo quando passeranno in forno la crema sarà fredda e non rischierà di fuoriuscire.

Spennellate con un uovo sbattuto ed infornate i pasticciotti in forno statico a 200° per circa 15 minuti o comunque fino a coloritura. Lasciateli raffreddare una decina di minuti e poi sformateli delicatamente, aspettando che si raffreddino completamente ( sono divini anche da tiepidi).

Chai Latte

Un latte caldo in inverno o autunno? E’ sempre apprezzato, ma un Chai Latte ancora di più. Questa ricetta per il latte caldo la ho provata grazie a mia figlia amante dei paesi nordici. La ha scoperta a Vilnius in Lituania, esistono buonissime soluzioni anche liofilizzate che si comprano online, ma certo farselo da soli è un’altra cosa. Lo si trova anche da Starbucks.

Ingredienti per 2 persone

  • 500 ml di acqua
  • 500 ml di latte
  • 3 bacche di cardamomo
  • 2-3 grani di pepe nero
  • 2 cucchiai di tè nero
  • 2 chiodi di garofano
  • 1/2 stecca di cannella
  • 0,5 cm di zenzero fresco
  • 3 cucchiai di zucchero di canna o miele

Procedimento

  • Mettete le spezie, l’acqua e il latte in un pentolino.
  • Portate a ebollizione, abbassate la fiamma e continuate a far sobbollire per 30 minuti.
  • Togliete dal fuoco, unite il tè nero e lasciate riposare in infusione per 5 minuti.
  • Filtrate e servite il tè aggiungendo, a piacere, una scorza d’arancia o una spolverata di cannella.

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Andalusia – Siviglia

Il mio arrivo a Siviglia è stato comico, ma da quello che ho capito abbastanza comune per i forestieri. Arrivato in auto vicino al centro, alla ricerca della mia sistemazione scelta in pieno centro, ho avuto la brillante idea di infilarmi nel dedalo di piccoli vicoli che formano il centro storico. Ho sudato sette camice per uscirne, tra turisti incuriositi e locali abituati, alla fine sono riuscito a tornare sul lungo fiume trovando un bel parcheggio a pagamento dove lasciare l’auto. Pochi passi a piedi con le valige ed eccomi all’Hostal  Sierpes, un Hotel molto carino ed economico, in pieno centro città, dietro al Museo del Flamenco, una delle tappe previste dalla mia visita.

Siviglia è flamenco, tapas, e feste, le aspettative per la vita della città definita molto esuberante erano alte. In effetti qui si trova  l’essenza della Spagna. Centro città con caratteristiche  stradine strette,  tranquillità in parchi bellisimmi e gente cordiale e festosa.

Siviglia anche architettonicamente è all’altezza della sua fama, la Cattedrale, la Giralda e i Reales Alcazares (i pallazzi reali), sono le punte di diamante. Consiglio di andare in autunno o prima primavera per evitare il troppo caldo, a Febbraio io ho trovato sopra i 20 gradi.  L’Alcazàr, è una antica fortezza araba,  con saloni, patii e giardini che creano un’affascinante combinazione di colori. Accanto all’Alcazar sorge il Palazzo di Carlos V da visitare, prenotando per evitare la lunga coda . Dal Palazzo si può accedere direttamente ai Giardini dell’Alcazar. Da visitare anche la Catterdale, dove lo stile gotico e quello rinascimentale, si uniscono nel più imponente monumento del mondo cristiano, dopo la Basilica di San Pietro: la Cattedrale de Santa Maria di Siviglia. La sua  torre campanaria chiamata Giralda è alta 96 metri: un monumento in pieno stile degli Almohadi, molto spartana quindi.

Una menzione particolare e un luogo che mi ha davvero lasciato impressionato è Plaza de España a Siviglia, all’interno del Parque de Maria Luisa è un progetto dell’artista sivigliano Gonzalez. La forma della  piazza ha un suo significato, è semicircolare  per richiamare l’abbraccio della Spagna alle sue nuove colonie; le 58 panchine rappresentano tutte le province spagnole; il Palacio Español al suo interno, rappresenta il prestigio della potenza mondiale spagnola.

Piacevole è camminare nelle vie del centro guardandosi attorno attraverso i quartieri di Triana o il Barrio de San Bartolomè.

Immancabile una serata al Museo del Flamenco dove gustarsi questo passionale ballo caldo come queste zone.

Purtroppo a Siviglia ho avuto poco tempo per cercare locali dove mangiare, per questo motivo l’unico locale che posso segnalare è il Tapas Bar El Commercio, dove ho mangiato bene Tapas, in un locale animato e frequentatissimo molto bello.

 

 

 

La slittata notturna

Io adoro le tradizioni, adoro soprattutto farle nascere le tradizioni e poi portarle avanti. Cambiano le persone, cambiano gli anni, sono cambiato io ma alcune cose rimangono nel tempo con grande certezza.

Una di queste è la Slittata Notturna in Val Monzoni! Ci vado dal ’90 circa, dapprima con persone conosciute ad una fiera campionaria. Devo ringraziare Vittoria che me lo ha fatta conoscere. A quel tempo abitava a  Predazzo e lavorava in discoteca, in fiera serviva ottimo vino in uno stand enoteca.

Poi cambiata compagnia sono salito con amici genovesi, con colleghi di lavoro, ora la compagnia è mista e varia tutti gli anni con alcuni punti fissi, Tania e Vittorio che ci raggiungono da Bari. e di solito Isabella e i suoi genitori da Bergamo.

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Ultimamente la tradizione consiste nell’arrivare uno dei primi Venerdì di Marzo, periodo dove si può trovare abbondante neve e anche possibili nevicate, e andare direttamente da Tito al Maso dello Speck, rustica locanda dove si mangia tipico.

 

Qualche albergo libero nella zona si trova sempre, andando pochi giorni prima, perchè in questo periodo tutti gli albergatori attendono di prenotare settimane bianche piuttosto che week end. Dopo una bella dormita e un abbondante colazione, la montagna fa venire appetito, secondo step della tradizione, ma in effetti una new entry, qualche ora alle Terme delle Dolomiti QC , bellissima struttura dove rilassarsi e passare qualche ora a rigenerarsi.

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Una veloce scappata in albergo per vestirsi da neve e poi via eccitatissimi verso il Rifugio Soldanella, dove c’è la partenza delle motoslitte. Bisogna comunicare agli addetti dove si è diretti poichè ogni rifugio nella Val Monzoni ha il suo servizio di trasporto e bisogna individuare il proprio.

 

Io sono stato a Baita Monzoni che ora purtroppo è bruciata ed era l’attrazione principale della zona anche grazie al suo proprietario, il Nello che era veramente un personaggio.

Altro rifugio visitato Malga Monzoni produzione propria di formaggi e salumi un po’ più in alto della Baita Monzoni

Negli ultimi anni sono tornato alla Baita Ciampiè da dove si può fare la slittata più lunga (circa venti minuti) e dove si trova buona qualità di cibo.

La serata ovunque si vada non è a buon mercato, mettete in preventivo più o meno 20,00 € per la salita in motoslitta e discesa con le slitte e 45,00 € per mangiare a testa.

Dopo avere abbondantemente bevuto e mangiato finisce con una bella slittata al chiaro di luna o delle luci delle torce, emozionante anche quando non si riesce a slittare per la troppa neve e si deve fare una camminata notturna di 6 km… fortunatamente in discesa.

Buon divertimento!!

 

 

Tortilla de patatas

Ingredienti per una tortilla di circa 24 cm di diametro

  • Patate:  gialle 500 g
  • Cipolle bianche 200 g
  • Uova:  medie 7
  • Sale fino:  q.b.
  • Olio extravergine d’oliva: 150 g
  • Pepe nero:  q.b.

Preparazione

Per preparare la tortilla de patatas bisogna lavare e sbucciare le patate tagliarle a fette  poi a cubetti di circa 1 cm .

Pulite le cipolle e tagliatele a fettine di circa 1 cm di spessore. Versate i 150 g di olio extravergine di oliva in una padella , accendete il fuoco medio basso e unite le patate ; lasciate cuocere 2-3 minuti, poi versate anche le cipolle . Patate e cipolle non dovranno friggere, ma stufarsi e rimanere morbide. Lasciare cuocere  per circa 15-20 minuti con il coperchio, scolatele per eliminare l’olio e lasciatele  intiepidire. Sbattere le uova  salarle e peparle. Unite le uova sbattute alle patate e cipolle oramai tiepide  mescolando poi versate in una padella di 24 cm di diametro che avevate unta con un filo di olio, quindi versate il composto di uova patate e cipolle continuare a muovere la padella.

Cuocete la tortilla per circa 10 minuti coprendo con un coperchio . Trascorso il tempo necessario bisogna capovolgere la tortilla de patatas, prendendo un piatto e poggiandolo sulla padella. Capovolgete la padella sul piatto e fate scivolare la tortilla nuovamente nella padella in modo che la parte ancora non cotta venga a contatto con il fondo. Proseguite la cottura a fiamma bassa per altri 10 minuti sempre con il coperchio, per far dorare anche l’altro lato. Va servita calda o tiepida.

 

 

 

Slovenia

Sollecitato dal mio amico Alberto ecco il racconto di una porzione di  viaggio fatto due estati fa. Un viaggio itinerante attraverso la Slovenia, la Bosnia e la Croazia.

In questo articolo mi soffermo sulla Slovenia, ci sono arrivato da Nord, per me è più comodo abitando a Bolzano. Si esce dal confine a San Candido, poi si attraversa a sud est l’Austria fino ad arrivare al confine con la Slovenia. Il viaggio è durato circa 5 ore su strade ben curate.  Non molto distante dal confine a Nord est sicuramente da visitare il Lago di Bled, prima di arrivarci però ricordo che sia in Austria che in Slovenia per viaggiare sull’autostrada bisogna acquistare un vignetta da incollare al parabrezza.

Il Lago di Bled è un posto da fiaba in cui ogni cosa è al suo posto, il laghetto con l’isola in mezzo e sopra l’isola un castello (entrambi visitabili) la vegetazione rigogliosa attorno al lago. Esiste la possibilità di camminare tutto attorno al lago, il  giro è lungo circa sei km.

Attorno al lago attività commerciali e qualche eco mostro, purtroppo anche qui l’edilizia turistica senza senso e rispetto per la natura ha fatto qualche danno.

Con le caratteristiche barche, che si chiamano Pletna,  si può fare un romantico giro su lago.

Il tutto purtroppo condito da un bel traffico di turisti, se non cercate di evitare i periodi classici di ferie.

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Terminata la visita al Lago di Bled mi sono spostato a Lubjana, meno di un’ora di comoda e poco trafficata strada.

Lubjana la capitale della Slovenja rimane comunque una piccola città a misura d’uomo, pulita, ordinata, ma anche molto vitale e vissuta. Ho prenotato con Airbnb un appartamento in un edificio che mi è parso una  ex scuola appena fuori dal centro strorico l’Artist’s appartment    in via Teslova ulica 23 che offriva anche la prima colazione e parcheggio gratuiti.  Struttura perfetta pulita e comoda a pochi passi dal centro che ho raggiunto sempre a piedi.

La città è dominata sulla collina da un castello costruito nel medioevo e si sviluppa ai piedi di esso attorno al fiume Lubjanca, dove si può pensare di navigare con un battello turistico.

Da visitare la Biblioteca opera di Jože Plecnik, bella sia all’esterno che all’interno, dove troviamo una monumentale scalinata in marmo scuro, ovviamente, il Castello, che si raggiunge dopo una bella camminata in salita, La cattedrale di San Nicola in stile barocco e di concezione italiana.

Da visitare inoltre il mercato che si svolge quotidianamente ed è suddiviso nel mercato all’aperto di Vodnikov trg e da quello al coperto di Pogačarjev trg sempre progettato da Plecnik, anche  Parco di Tivoli che porta al Castello di Tivoli.

Bello il centralissimo Ponte dei Draghi sorvegliato da quattro draghi alati dall’aspetto feroce. A me ha colpito molto anche il Ponte Triplo che è anche uno dei simboli della città e poi la piazza principale Mestni Trg pieno di palazzi piacevoli alla vista.

E poi il cibo che per un’italiano è sempre importante. Allora, vegani e vegetariani avranno le loro difficoltà, ma alla fine riusciranno a mangiare.  Le trattorie si chiamano Gostilna e la cucina oltre a essere della zona propone anche specialità italiane, austro-ungariche e balcaniche.

Zuppe, carne e selvaggina non mancano in nessun menù, la zuppa con fagioli e crauti (jota), la polenta preparata con il semolino (Žganci), i raviolini di Idrija ripieni di patate e pancetta, conditi con il sugo di carne di montone o coniglio, il Kraški pršut (prosciutto crudo del Carso), il divjačinska salama (insaccato di selvaggina). Tra le “contaminazioni” invece, la zuppa all’orzo di origine austriaca (ricet), i njoki (gnocchi di patate) o il riota (risotto) italiani, o il gola (gulasch) ungherese, sono i piatti più diffusi. Un assaggio lo meritano anche i dessert. La potica è il famoso dolce arrotolato con ripieno di noci; una serie di strati di pasta sfoglia intervallati da una farcitura a base di noci, semi di papavero, uvetta, miele, ricotta e panna formano invece la Prekmurska gibanica; buoni anche lo zavitek (strudel) e il krof (bombolone); origine antica hanno le paste al miele, pasticcini a forma di cuore al profumo di cannella.

Segnalo la Kranjska klobasa (salsiccia carniolana) che io ho mangiato alla Klobasarna un localino con pochi tavoli all’aperto dove si può gustare secondo me la klobasa più buona di Lubjana.

 

Terminata la visita la mia tappa successiva è stata, forse sarà l’argomento di un prossimo articolo. Però prima di uscire dalla Slovenja ho fatto una piacevole sosta in un bar di campagna assaporando quello che doveva essere anche l’Italia agricola degli anni ’60