Mousse di ricotta e basilico

Quando mi sono imbattuto in rete su questa ricetta ero davvero dubbioso e incuriosito, devo dire che è davvero un dessert semplice ma gustosissimo e originale.

Ingredienti

  • 1 kg. ricotta di pecora
  • 1 cucchiaio miele aromatizzato
  • 1 ciuffo di basilico
  • buccia di 1 limone gratuggiata
  • 200 gr. zucchero | mandorle tritate

Preparazione

Versare in una ciotola la ricotta, il miele, lo zucchero, il basilico e la buccia di un limone grattugiata. Con l’aiuto del minipimer mescolare tutto insieme per 2-3 minuti fino a quando la ricotta avrà una raggiunto una consistenza cremosa. Una volta terminato versate la mousse in una ciotola o in singole mono porzione e decorate con granella di mandorle.

La mousse di ricotta al basilico è una mousse veramente fresca e originale, ideale come dessert e ottima idea quando si ha poco tempo a disposizione perchè pronta in 5 minuti. Gli ingredienti di cui avrete bisogno saranno dell’ottima ricotta di pecora, dello zucchero, del miele aromatizzato, foglie di basilico, la buccia grattugiata di un limone ed infine mandorle tritate per decorare e presentare la mousse. Questa mousse oltre ad essere deliziosa può essere una ricetta originale anche per chi soffre di intolleranza alle uova o al glutine in quanto priva sia di uova che di farina.

Presentate la mousse di ricotta e basilico in una ciotola di vetro grande oppure in singole monoporzione pronte per essere servite ai vostri ospiti, decorate con mandorle tritate e se volete con una fragola o altro frutto come fatto dalla nostra cuoca nel video.

 

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Spaghetti alle vongole

Un’altro classico della cucina italiana e partenopea, rigorosamente in bianco, come tutte le ricette semplici è difficilissima da fare bene!! Buon divertimento

Ingredienti

  • 400 gr di spaghetti aglio
  • 1 kg di vongole veraci o di lupini
  • prezzemolo
  • mezzo bicchiere di vino bianco secco
  • peperoncino
  • olio
  • sale

Procedimento

Mettete le vongole a spurgare per almeno un’ora in acqua salata, in modo da eliminare la sabbia. Prendete un capiente tegame e metteteci dentro le vongole ben scolate con 2 spicchi di aglio, del peperoncino e un pò di vino. Coprite con un coperchio e lasciate andare a fuoco vivace fin quando tutte le vongole non si saranno aperte. Ci metteranno una una decina di minuti ad aprirsi tutte. Non fatele cuocere oltre. Spegnete il fuoco e togliete dal tegame le vongole. Mettetele da parte, quindi filtrate con un passino l’acqua di cottura e raccoglietela in un bicchiere. Asciugate il tegame e preparate un soffritto con abbondante olio (almeno 4 cucchiai), aglio e peperoncino. Lasciate andare per qualche minuto fino a che l’aglio non si sarà imbiondito, togliendolo prima che si bruci. A questo punto aggiungete le vongole e metà del prezzemolo tritato. Versate a poco a poco l’acqua di cottura precedentemente filtrata, sfumate col vino bianco a fuoco alto e lasciate evaporare per qualche minuto. Scolate la pasta, che avevate precedentemente messo a cuocere, leggermente al dente e conditela direttamente nella padella con le vongole, tenendo il fuoco basso, e facendo insaporire bene. Se necessario aggiungete altro olio.

Prima di servire, spolverate con l’altra metà del prezzemolo tritato.

La slittata notturna

Io adoro le tradizioni, adoro soprattutto farle nascere le tradizioni e poi portarle avanti. Cambiano le persone, cambiano gli anni, sono cambiato io ma alcune cose rimangono nel tempo con grande certezza.

Una di queste è la Slittata Notturna in Val Monzoni! Ci vado dal ’90 circa, dapprima con persone conosciute ad una fiera campionaria. Devo ringraziare Vittoria che me lo ha fatta conoscere. A quel tempo abitava a  Predazzo e lavorava in discoteca, in fiera serviva ottimo vino in uno stand enoteca.

Poi cambiata compagnia sono salito con amici genovesi, con colleghi di lavoro, ora la compagnia è mista e varia tutti gli anni con alcuni punti fissi, Tania e Vittorio che ci raggiungono da Bari. e di solito Isabella e i suoi genitori da Bergamo.

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Ultimamente la tradizione consiste nell’arrivare uno dei primi Venerdì di Marzo, periodo dove si può trovare abbondante neve e anche possibili nevicate, e andare direttamente da Tito al Maso dello Speck, rustica locanda dove si mangia tipico.

 

Qualche albergo libero nella zona si trova sempre, andando pochi giorni prima, perchè in questo periodo tutti gli albergatori attendono di prenotare settimane bianche piuttosto che week end. Dopo una bella dormita e un abbondante colazione, la montagna fa venire appetito, secondo step della tradizione, ma in effetti una new entry, qualche ora alle Terme delle Dolomiti QC , bellissima struttura dove rilassarsi e passare qualche ora a rigenerarsi.

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Una veloce scappata in albergo per vestirsi da neve e poi via eccitatissimi verso il Rifugio Soldanella, dove c’è la partenza delle motoslitte. Bisogna comunicare agli addetti dove si è diretti poichè ogni rifugio nella Val Monzoni ha il suo servizio di trasporto e bisogna individuare il proprio.

 

Io sono stato a Baita Monzoni che ora purtroppo è bruciata ed era l’attrazione principale della zona anche grazie al suo proprietario, il Nello che era veramente un personaggio.

Altro rifugio visitato Malga Monzoni produzione propria di formaggi e salumi un po’ più in alto della Baita Monzoni

Negli ultimi anni sono tornato alla Baita Ciampiè da dove si può fare la slittata più lunga (circa venti minuti) e dove si trova buona qualità di cibo.

La serata ovunque si vada non è a buon mercato, mettete in preventivo più o meno 20,00 € per la salita in motoslitta e discesa con le slitte e 45,00 € per mangiare a testa.

Dopo avere abbondantemente bevuto e mangiato finisce con una bella slittata al chiaro di luna o delle luci delle torce, emozionante anche quando non si riesce a slittare per la troppa neve e si deve fare una camminata notturna di 6 km… fortunatamente in discesa.

Buon divertimento!!

 

 

Liquore al Mirto

Ho un amico Sardo che mi ha fatto assaggiare il liquore al Mirto fatto in casa da lui con le bacche che gli arrivano direttamente dalla Sardegna. Coincidenza sono riuscito a trovare qualcuno che me le porta, e a carpire un piccolo trucco che fà diventare il liquore davvero una prelibatezza.

Ingredienti

  • Bacche di mirto 600 g
  • Acqua 1 l
  • Zucchero 600 g
  • Alcol puro a 90° 1 l

 

Preparazione

Mettere le bacche di mirto in un recipiente a chiusura ermetica abbastanza grande da contenere sia le bacche che l’alcool. Coprire le bacche di mirto con l’alcool e lasciarle riposare in un posto buio e fresco per almeno 40 giorni, agitando di tanto in tanto il recipiente. Trascorso questo tempo filtrare l’alcool dalle bacche di mirto e dai residui e strizzate delicatamente le bacche con un canovaccio per ricavarne tutti i succhi e le essenze che hanno assorbito. Nel frattempo preparare uno sciroppo facendo bollire l’acqua, e sciogliendovi lo zucchero; una volta ottenuto lo sciroppo, fatelo raffreddare e poi miscelatelo con l’alcool aromatizzato. Filtrare di nuovo il tutto, imbottigliare e lasciare riposare il liquore così ottenuto per almeno un mese, meglio se due, in un luogo fresco.

 

Consiglio

E’ possibile modificare le quantità di acqua e di zucchero per rendere il liquore di mirto più adatto al vostro gusto, ricordandovi che se si possiede 1 litro di essenza (con alcool a 90°), unendovi 1 litro di sciroppo si dividerà la gradazione volumetrica dell’alcool per due, quindi si otterrà un liquore che avrà una gradazione di 45° circa. Aumentando la quantità di sciroppo, si otterrà quindi, una gradazione minore. 
In alcune zone della Sardegna il mirto viene preparato sostituendo una parte o tutto lo zucchero con l’equivalente peso di miele (spesso di corbezzolo). Il consiglio che mi fa gustare ancora di più questa ricetta è la strizzatura dell bacche fatta con il passa verdure invece che con un canovaccio. Questa operazione rende il liquore più cremoso.

Curiosita’

Il periodo migliore per fare il liquore di mirto è senza dubbio nel periodo invernale, infatti le bacche di mirto devono essere raccolte quando hanno raggiunto il loro inconfondibile colore nero e non sono ancora diventate troppo dure; ciò avviene da novembre a gennaio in dipendenza del clima e dell’esposizione dei cespugli di mirto.

Tortilla de patatas

Ingredienti per una tortilla di circa 24 cm di diametro

  • Patate:  gialle 500 g
  • Cipolle bianche 200 g
  • Uova:  medie 7
  • Sale fino:  q.b.
  • Olio extravergine d’oliva: 150 g
  • Pepe nero:  q.b.

Preparazione

Per preparare la tortilla de patatas bisogna lavare e sbucciare le patate tagliarle a fette  poi a cubetti di circa 1 cm .

Pulite le cipolle e tagliatele a fettine di circa 1 cm di spessore. Versate i 150 g di olio extravergine di oliva in una padella , accendete il fuoco medio basso e unite le patate ; lasciate cuocere 2-3 minuti, poi versate anche le cipolle . Patate e cipolle non dovranno friggere, ma stufarsi e rimanere morbide. Lasciare cuocere  per circa 15-20 minuti con il coperchio, scolatele per eliminare l’olio e lasciatele  intiepidire. Sbattere le uova  salarle e peparle. Unite le uova sbattute alle patate e cipolle oramai tiepide  mescolando poi versate in una padella di 24 cm di diametro che avevate unta con un filo di olio, quindi versate il composto di uova patate e cipolle continuare a muovere la padella.

Cuocete la tortilla per circa 10 minuti coprendo con un coperchio . Trascorso il tempo necessario bisogna capovolgere la tortilla de patatas, prendendo un piatto e poggiandolo sulla padella. Capovolgete la padella sul piatto e fate scivolare la tortilla nuovamente nella padella in modo che la parte ancora non cotta venga a contatto con il fondo. Proseguite la cottura a fiamma bassa per altri 10 minuti sempre con il coperchio, per far dorare anche l’altro lato. Va servita calda o tiepida.

 

 

 

Slovenia

Sollecitato dal mio amico Alberto ecco il racconto di una porzione di  viaggio fatto due estati fa. Un viaggio itinerante attraverso la Slovenia, la Bosnia e la Croazia.

In questo articolo mi soffermo sulla Slovenia, ci sono arrivato da Nord, per me è più comodo abitando a Bolzano. Si esce dal confine a San Candido, poi si attraversa a sud est l’Austria fino ad arrivare al confine con la Slovenia. Il viaggio è durato circa 5 ore su strade ben curate.  Non molto distante dal confine a Nord est sicuramente da visitare il Lago di Bled, prima di arrivarci però ricordo che sia in Austria che in Slovenia per viaggiare sull’autostrada bisogna acquistare un vignetta da incollare al parabrezza.

Il Lago di Bled è un posto da fiaba in cui ogni cosa è al suo posto, il laghetto con l’isola in mezzo e sopra l’isola un castello (entrambi visitabili) la vegetazione rigogliosa attorno al lago. Esiste la possibilità di camminare tutto attorno al lago, il  giro è lungo circa sei km.

Attorno al lago attività commerciali e qualche eco mostro, purtroppo anche qui l’edilizia turistica senza senso e rispetto per la natura ha fatto qualche danno.

Con le caratteristiche barche, che si chiamano Pletna,  si può fare un romantico giro su lago.

Il tutto purtroppo condito da un bel traffico di turisti, se non cercate di evitare i periodi classici di ferie.

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Terminata la visita al Lago di Bled mi sono spostato a Lubjana, meno di un’ora di comoda e poco trafficata strada.

Lubjana la capitale della Slovenja rimane comunque una piccola città a misura d’uomo, pulita, ordinata, ma anche molto vitale e vissuta. Ho prenotato con Airbnb un appartamento in un edificio che mi è parso una  ex scuola appena fuori dal centro strorico l’Artist’s appartment    in via Teslova ulica 23 che offriva anche la prima colazione e parcheggio gratuiti.  Struttura perfetta pulita e comoda a pochi passi dal centro che ho raggiunto sempre a piedi.

La città è dominata sulla collina da un castello costruito nel medioevo e si sviluppa ai piedi di esso attorno al fiume Lubjanca, dove si può pensare di navigare con un battello turistico.

Da visitare la Biblioteca opera di Jože Plecnik, bella sia all’esterno che all’interno, dove troviamo una monumentale scalinata in marmo scuro, ovviamente, il Castello, che si raggiunge dopo una bella camminata in salita, La cattedrale di San Nicola in stile barocco e di concezione italiana.

Da visitare inoltre il mercato che si svolge quotidianamente ed è suddiviso nel mercato all’aperto di Vodnikov trg e da quello al coperto di Pogačarjev trg sempre progettato da Plecnik, anche  Parco di Tivoli che porta al Castello di Tivoli.

Bello il centralissimo Ponte dei Draghi sorvegliato da quattro draghi alati dall’aspetto feroce. A me ha colpito molto anche il Ponte Triplo che è anche uno dei simboli della città e poi la piazza principale Mestni Trg pieno di palazzi piacevoli alla vista.

E poi il cibo che per un’italiano è sempre importante. Allora, vegani e vegetariani avranno le loro difficoltà, ma alla fine riusciranno a mangiare.  Le trattorie si chiamano Gostilna e la cucina oltre a essere della zona propone anche specialità italiane, austro-ungariche e balcaniche.

Zuppe, carne e selvaggina non mancano in nessun menù, la zuppa con fagioli e crauti (jota), la polenta preparata con il semolino (Žganci), i raviolini di Idrija ripieni di patate e pancetta, conditi con il sugo di carne di montone o coniglio, il Kraški pršut (prosciutto crudo del Carso), il divjačinska salama (insaccato di selvaggina). Tra le “contaminazioni” invece, la zuppa all’orzo di origine austriaca (ricet), i njoki (gnocchi di patate) o il riota (risotto) italiani, o il gola (gulasch) ungherese, sono i piatti più diffusi. Un assaggio lo meritano anche i dessert. La potica è il famoso dolce arrotolato con ripieno di noci; una serie di strati di pasta sfoglia intervallati da una farcitura a base di noci, semi di papavero, uvetta, miele, ricotta e panna formano invece la Prekmurska gibanica; buoni anche lo zavitek (strudel) e il krof (bombolone); origine antica hanno le paste al miele, pasticcini a forma di cuore al profumo di cannella.

Segnalo la Kranjska klobasa (salsiccia carniolana) che io ho mangiato alla Klobasarna un localino con pochi tavoli all’aperto dove si può gustare secondo me la klobasa più buona di Lubjana.

 

Terminata la visita la mia tappa successiva è stata, forse sarà l’argomento di un prossimo articolo. Però prima di uscire dalla Slovenja ho fatto una piacevole sosta in un bar di campagna assaporando quello che doveva essere anche l’Italia agricola degli anni ’60

La Pizza

Anni e anni di attesa ma alla fine ci sono riuscito ad avere un forno a legna a casa, questo grazie a degli artigiani toscani che si sono inventati un piccolo fornetto oserei dire casalingo, ma che nulla ha da invidiare nel risultato a un forno da pizzeria. L’unica nota negativa che ho riscontrato a oggi è che all’apertura del portello davanti la temperatura cala davvero velocemente.

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Ecco la ricetta che utilizzo io tenendo presente che la quantità d’acqua varia, io preferisco comunque un impasto piuttosto umido.

  • 600  gr di farina 00,
  • 200 gr di farina Manitoba,
  • 200 gr di farina a scelta (kamut, farro… secondo il gusto)
  • 7 g di pasta madre liofilizzata,
  • 800 ml di acqua,
  • 20 g di sale,

Mescoliamo 7 g di lievito liofilizzato ad 1 Kg di farina; impastiamo con 700 ml di acqua. Quindi, aggiungiamo 20 g di sale,  ed ancora 100 ml di acqua. Impastiamo per lungo tempo, quindi lasciamo riposare per 10 minuti circa. Pieghiamo la pasta, più volte, verso l’interno. Riponiamo in una ciotola unta d’olio e chiudiamo con la pellicola. Mettiamo a lievitare in frigorifero per 18 ore. Tiriamo fuori dal frigo l’impasto un’ora prima di creare le palline. Creare le pallina tra i 250 gr e i 300 gr lasciarle lievitare alte 3 o 4 ore.

Il risultato sarà questo :

Se non avete un forno a legna la pietra refrattaria e la temperatura al massimo del vostro forno elettrico è sicuramente una valida alternativa.

Buon divertimento.