La slittata notturna

Io adoro le tradizioni, adoro soprattutto farle nascere le tradizioni e poi portarle avanti. Cambiano le persone, cambiano gli anni, sono cambiato io ma alcune cose rimangono nel tempo con grande certezza.

Una di queste è la Slittata Notturna in Val Monzoni! Ci vado dal ’90 circa, dapprima con persone conosciute ad una fiera campionaria. Devo ringraziare Vittoria che me lo ha fatta conoscere. A quel tempo abitava a  Predazzo e lavorava in discoteca, in fiera serviva ottimo vino in uno stand enoteca.

Poi cambiata compagnia sono salito con amici genovesi, con colleghi di lavoro, ora la compagnia è mista e varia tutti gli anni con alcuni punti fissi, Tania e Vittorio che ci raggiungono da Bari. e di solito Isabella e i suoi genitori da Bergamo.

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Ultimamente la tradizione consiste nell’arrivare uno dei primi Venerdì di Marzo, periodo dove si può trovare abbondante neve e anche possibili nevicate, e andare direttamente da Tito al Maso dello Speck, rustica locanda dove si mangia tipico.

 

Qualche albergo libero nella zona si trova sempre, andando pochi giorni prima, perchè in questo periodo tutti gli albergatori attendono di prenotare settimane bianche piuttosto che week end. Dopo una bella dormita e un abbondante colazione, la montagna fa venire appetito, secondo step della tradizione, ma in effetti una new entry, qualche ora alle Terme delle Dolomiti QC , bellissima struttura dove rilassarsi e passare qualche ora a rigenerarsi.

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Una veloce scappata in albergo per vestirsi da neve e poi via eccitatissimi verso il Rifugio Soldanella, dove c’è la partenza delle motoslitte. Bisogna comunicare agli addetti dove si è diretti poichè ogni rifugio nella Val Monzoni ha il suo servizio di trasporto e bisogna individuare il proprio.

 

Io sono stato a Baita Monzoni che ora purtroppo è bruciata ed era l’attrazione principale della zona anche grazie al suo proprietario, il Nello che era veramente un personaggio.

Altro rifugio visitato Malga Monzoni produzione propria di formaggi e salumi un po’ più in alto della Baita Monzoni

Negli ultimi anni sono tornato alla Baita Ciampiè da dove si può fare la slittata più lunga (circa venti minuti) e dove si trova buona qualità di cibo.

La serata ovunque si vada non è a buon mercato, mettete in preventivo più o meno 20,00 € per la salita in motoslitta e discesa con le slitte e 45,00 € per mangiare a testa.

Dopo avere abbondantemente bevuto e mangiato finisce con una bella slittata al chiaro di luna o delle luci delle torce, emozionante anche quando non si riesce a slittare per la troppa neve e si deve fare una camminata notturna di 6 km… fortunatamente in discesa.

Buon divertimento!!

 

 

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La Pizza

Anni e anni di attesa ma alla fine ci sono riuscito ad avere un forno a legna a casa, questo grazie a degli artigiani toscani che si sono inventati un piccolo fornetto oserei dire casalingo, ma che nulla ha da invidiare nel risultato a un forno da pizzeria. L’unica nota negativa che ho riscontrato a oggi è che all’apertura del portello davanti la temperatura cala davvero velocemente.

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Ecco la ricetta che utilizzo io tenendo presente che la quantità d’acqua varia, io preferisco comunque un impasto piuttosto umido.

  • 600  gr di farina 00,
  • 200 gr di farina Manitoba,
  • 200 gr di farina a scelta (kamut, farro… secondo il gusto)
  • 7 g di pasta madre liofilizzata,
  • 800 ml di acqua,
  • 20 g di sale,

Mescoliamo 7 g di lievito liofilizzato ad 1 Kg di farina; impastiamo con 700 ml di acqua. Quindi, aggiungiamo 20 g di sale,  ed ancora 100 ml di acqua. Impastiamo per lungo tempo, quindi lasciamo riposare per 10 minuti circa. Pieghiamo la pasta, più volte, verso l’interno. Riponiamo in una ciotola unta d’olio e chiudiamo con la pellicola. Mettiamo a lievitare in frigorifero per 18 ore. Tiriamo fuori dal frigo l’impasto un’ora prima di creare le palline. Creare le pallina tra i 250 gr e i 300 gr lasciarle lievitare alte 3 o 4 ore.

Il risultato sarà questo :

Se non avete un forno a legna la pietra refrattaria e la temperatura al massimo del vostro forno elettrico è sicuramente una valida alternativa.

Buon divertimento.

 

Tigelle

La tigella è una piccola focaccina di forma circolare tipica della zona appenninica emiliana, in particolar modo tra le province di Bologna e Modena, dove viene mangiata ripiena di salumi e/o formaggi.

Origine delle tigelle emiliane

Tigella

Le tigelle derivano molto probabilmente dal modo di cuocere le focacce in epoca romana all’interno di contenitori di terracotta (in latino il verbo “tegere” significa ricoprire). Lungo tutto l’Appennino modenese e bolognese da secoli si ha l’usanza di prelevare l’argilla scavando nei boschi di castagni, di lavorarla amalgamandola con terra e acqua formando dei piccoli dischi (10-15 cm di diametro) e infine di cuocerla sotto la cenere ardente. Questi dischi venivano chiamati tigelle e spesso erano decorati in bassorilievo con motivi quali stelle, cerchi, punte ecc.. Al loro interno veniva riposto l’impasto delle tigelle avvolto in foglie di castagno e poi cotto vicino al focolare, sotto la cenere.

Classicamente in Emilia vengono abbinate al classico pesto montanaro  un condimento crudo a base di lardo di maiale e aromi usato principalmente per riempire le tigelle, viene ottenuto amalgamando il lardo crudo con il rosmarino e l’aglio tritati finemente e poi pestato a lungo fino a creare una salsa densa e spalmabile, che si spalma sulla tigella e si finisce cospargendo con Parmigiano-Reggiano grattugiato.

INGREDIENTI per 4 persone (circa 24 tigelle)

  • 500 g di farina 00
  • 200 g di acqua tiepida
  • 100 g di latte
  • 35 g di strutto oppure olio extravergine di oliva
  • 12 g di lievito di birra
  • 10 g di sale (a seconda dei gusti)

PREPARAZIONE

Setacciare la farina, fare la tipica fontana nel mezzo mettere il lievito sciolto in poca acqua tiepida, unire olio, sale, latte e l’acqua rimasta. Lavorare l’impasto per qualche minuto poi coprire con un panno umido e lasciare lievitare circa un’ora in un ambiante non freddo. Lavorare ancora la pasta poi fare lievitare un’altra mezz’ora.

Stendere la sfoglia con uno spessore di circa cinque mm poi ritagliare dei cerci di circa 6 cm e lasciarli lievitare un’altra mezz’ora.

Riscaldare su entrambi i lati il tigelliere e cuocervi le tigelle per 2 o 3 minuti si entrami i lati.

Vanno mangiate ancora calde e imbottite con salumi o formaggi.

 

Gnocco fritto

Lo gnocco fritto  è un prodotto tipico della regione Emilia Romagna. E’ considerato uno spuntino o un piatto da pranzo o cena  in abbinamento a salumi e formaggi.  Assume nomi diversi a seconda delle zone viene chiamato :

  •  Gnec Frett  a Modena e Reggio-Emilia,
  • Crescentina nel bolognese,
  • Torta Fritta a Parma,
  • Chisulèn in provincia di Piacenza
  • Pinzino nel ferrarese.

Le origini di questo questo piatto si pensa siano da ricondurre alla tradizione culinaria dei Longobardi, dal momento che viene utilizzato molto lo strutto n
E’ un classico della cucina di strada emiliana.

INGREDIENTI

  • 300gr di farina 00
  • 150gr di latte
  • mezzo cubetto di lievito di birra
  • 1 cucchiaio di olio di oliva
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • 1 kg strutto oppure olio  per friggere

PREPARAZIONE

Scaldare leggermente il latte e sciogliere il lievito. Mescolare la farina con tutti gli altri ingredienti e lavorare per 10 minuti fino ad ottenere un impasto morbido. Lasciare la pasta a lievitare almeno 60 minuti. Tirare l’impasto a sfoglia non troppo sottile, ritagliare dei rettangoli e friggerli in una padella con lo strutto bollente.

Mettere i gnocchi fritti su un foglio di carta assorbente, disporli su un vassoio e servirli caldi accompagnato da affettati e formaggi.

La morte sua:  una cremina di lardo con aglio e rosmarino.. per le quantità fate vobis a piacimento.

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Piadina Romagnola

La ricetta più volte provata è per quattro persone, va da se dire che raggiungere i livelli di Rimini è oserei dire impossibile ma con un po’ di allenamento…

INGREDIENTI :

  • 1Kg di farina 00
  • 150 gr di strutto
  • Un pizzico di sale
  • Acqua o latte quanto basta
  • C’è chi aggiunge 4 gr di bicarbonato per renderla più digeribile

PREPARAZIONE

Unire tutti gli ingredienti con l’acqua o il latte fino ad ottenere un impasto abbastanza sodo (non lavoratelo eccessivamente perchè si potrebbero formare bolle durante la cottura).

Fare riposare per circa un’ora coperto con uno strofinaccio pulito. Suddividere l’impasto in pagnotelle che, una volta distese con il mattarello devono formare delle “piade” di circa 25-30 cm.

Il diametro e lo spessore dipende molto dai gusti e puà andra dai due fino ai 5 o 6 millimetri.

La piada va cotta su una teglia chiamata “Testo” in ghisa o ancora meglio in terracotta sotto cui deve ardre un fuoco allegro, perchè si deve cuocere in fretta.

Sforacchiare le superfici cin una forchetta in modo da limitare le bolle che si formeranno in cottura, la piadina va rivoltata fino a cottura.

Rimini

Per me la piadina come la mangi a Rimini non la mangi da nessun’altra parte. Ho conosciuto i miei amici Riminesi durante una breve vacanza con amici. Marilena è la cugina dei proprietari dell’hotel dove alloggiavamo e dove ci avevano portato amici di compagna di Bolzano. L’Hotel Piccadilly era situato in Piazza Tripoli centralissima in Marina Centro e qui abbiamo passato davvero momenti divertenti, sto parlando ovviamente non di serate in discoteca, tra il ballo e lo sballo, ma di bellissime serate al ristorante, che a Rimini possono davvero essere esperienze golosamente buone o anche puramente divertenti.

Il primo ricordo è al Bastian Contrario anche perchè è il primo ristorante dove sono stato.  I ricordi non sono recenti e sono anche abbastanza confusi al Bastian Contrario il vino è gratis e si va a prendere con le caraffe direttamente alle botti, motivo dei ricordi confusi Il cibo è onesto non pensate a niente di eclatante ma la sera che sono arrivato io c’era musica e un cantante che ci ha fatto davvero divertire. Si mangiano salumi misti e formaggi, lasagne, maltagliati, zuppa di fagioli, grigliate miste.. insomma le tipiche pietanze della zona e ovviamente piada a volontà. Poi si mangia anche altro ma il resto è banalità i primi poesia!

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Altra Osteria conosciuta più dai riminesi che dai turisti è il Ristorante Al Vecchio Campanile a Sant’Arcangelo di Romagna, dove ho avuto l’onore di competere a gare di primi con il mio caro amico Eros. I primi te li portavano sui vassoi non sui piatti in quantità abbondantissima e credo sia ancora cosi. Prezzo basso, quantità abbondante, bontà semplice da casa

Proseguiamo con le osterie poco turistiche. Ecco l‘Osteria Rinaldi qui il Galletto fà da padrone ma anche i primi e le grigliate, insomma un posto dove si mangia davvero bene e si paga il giusto, perchè dire poco sembrerebbe negativo. In questo locale poi ho uno dei ricordi più belli con i miei genitori, persone che si spostano poco da casa. Per cui fare una cena estiva in posto cosi con loro e i miei amici è un ricordo che mi è rimasto nel cuore.

Per ultimo certamente più conosciuta dai turisti, sicuramente più sofistica nella sua tradizionalità e molto più cara, l’Osteria La Sangiovesa. Il locale oramai è un marchio, molto belli gli ambienti, ogni sala ha un nome, il cibo ottimo e in alcuni casi della tradizione si sono fatte rivisitazioni. Esiste anche la possibilità anche di comprare dei prodotti perchè c’è una bottega, La Sangiovesa è anche una tenuta quindi produce prodotti come vino e olio.

Per quanto riguarda la regina di queste zone cioè La Piada, anche se ha cambiato un po’ di gestioni sicuramente una zona da visitare è dove si trovano il Bar Ilde e la Piadineria Bar Fontanelle piade e cassoni della tradizione da paura!!

Nel borgo di San Giuliano attraversato il Ponte Tiberio oltre a poter fare una piacevole passeggiata, si trova una bella e buon osteria l’Osteria de Borg anche qui piatti della tradizione in un ambiente piacevole con la cucina a vista che è sempre un gran bel vedere soprattutto quando si fà la pasta fatta in casa. Negli anni è stato aggiunto il forno a legna per la pizza purtroppo ma la qualità della cucina è rimasta per fortuna.

Anche a Rimini se si sa cercare si possono trovare locali non turistici ma autentici e tradizionali… se non sai cercare chiedi a un riminese, lo riconosci perchè di solito è pelato e parla con una vocina stridula..

Buona ricerca!

 

Törgellen

Più o meno da metà Ottobre a metà Novembre puntualmente si ripresenta una tradizione molto interessante dell’Alto Adige,  il Törggelen, .  Da dove parte questa tradizione? Al termine dei lavori di vendemmia e pigiatura a cui partecipavano parenti e amici dei contadini altoatesini era usanza mangiare assieme. Quindi l’origine della tradizione è nella festa organizzata dai contadini e dai loro braccianti alla fine del raccolto e della pigiatura dell’uva.

Oggi  per il Törggelen ci si reca, dopo una bella passeggiata, nei Masi (fattorie, case dei contadini) , nei Buschenschänke , piccole osterie contadine per chi conosce il Friuli Buschen è uguale alla “frasca” perchè come in Friuli il locale era identificato da una frasca esposta sulla strada o sotto la porta d’ingresso.

Il cibo è come sempre in queste zona un festival del maiale,  dai taglieri misti con Kaminwûrst, Speck, Schuttelbrot, rapanelli, l’immancabile Cren che ti pizzica il naso fino ad arrivare al cervello, cetrioli, burro.

Per i primi tipicamente gli Schlutzkrapfen (ravioli ripieni di spinaci e ricotta) i canederli di speck in brodo o alcune variazioni di canederli al burro (formaggio, spinaci, ecc. ecc.), la minestra d’orzo contadina.

Sui secondi riesplode il festival della carne tipicamente di maiale, quindi costine, stinco, testina alla cipolla, sanguinaccio e chi più ne ha più ne metta.

Per finire prima delle castagne che non possono mancare, come dolce un bel Kaiserschmorn o uno Strauben.

E poi vi consiglio di stare fermi distesi immobili per qualche ora la mangiata non è certamente delle più leggere.

Venire in autunno in Alto Adige è sicuramente uno dei periodi dove oltre a trovare colori del bosco e del paesaggio emozionanti, si può approfittare di una cucina che dà il meglio di se.

Alcuni Buschenschrank provati e approvati :

 Stegerhof-Kampidell Fam. Hofer . Kampidellweg 17  39050 San Genesio (BZ) Maso isolato con una cucina che non si è fermata alle origini contadine ma è stata un po’ rielaborata e elegantita. Produzione di Speck e salame di pecora.

Baumanhof Costa di Sopra, 6/a, 39100 Signato BZ. Questo locale lo frequento da tantissimi anni, è rimasto sempre uguale. Casa contadina che se ti sbagli ad aprire qualche porta vai a finire nelle camere dove vivono i proprietari, cibo grezzo, casalingo bello duro!! Segnalo il sanguinaccio, una squisitezza.

Glögglkeller  Buschenschank  Raffingasse, 8 39011 Lana. Locale buio e tipico, la foto in copertina è stata scattata qui. Servizio allegro, cibo buono, facilmente raggiungibile se poi o prima volete fare una passeggiata, da li passa la Waalweg di Marlengo, passeggiata semplice affianco a una roggia.

Ovviamente ce ne sono tantissimi altri da segnalare ma qui vi ho scritto gli ultimi provati, le zone più deputate sono quelle dell’altipiano di Renon, della Val d’Isarco e del Brugraviato, ma oramai i Buschenschank li trovare in tutto l’Alto Adige.