Salsiccia e Lenticchie

Mangiata per la prima volta sul lago di Trasimeno in un ristorante difficilissimo da raggiungere e dove c’erano due tavoli occupati solo, non me le posso scordare, con i il suo gusto semplice denso di maiale, terra e pepe.  Facile da rifare a casa.

Ingredienti:

  • 150 gr di lenticchie
  • 4 salsicce (di quella grossa)
  • 4-5 pomodorini
  • 3-4 foglie di alloro
  • cipolla tritata q.b.
  • uno spicchio d’aglio
  • olio extravergine d’oliva
  • sale

Preparazione

prima di tutto sciacquare sotto acqua corrente le lenticchie; quindi metterle in una casseruola coprendole di acqua e cuocere a fiamma media per circa 20 minuti; (fare attenzione: l’acqua non deve mai asciugarsi!); nel frattempo in un pentolino, preparare gli aromi: riunire l’aglio, la cipolla tritata, i pomodorini tagliati in quarti, le foglie d’alloro, un bicchiere d’acqua, un giro d’olio extravergine d’oliva, mettere sul fornello e far sobollire; quindi versare il tutto nella casseruola delle lenticchie in modo che, continuando la cottura, queste prendano sapore degli aromi; in un altro pentolino far brevemente rosolare le salsicce intere con un giro d’olio extravergine d’oliva; una volta rosolate, aggiungerle alla zuppa di lenticchie e continuare la cottura per altri 15 minuti, aggiustando di sale e olio extravergine d’oliva; quando la zuppa è ben cotta, spegnere la fiamma; prendere le salsicce e tagliarle a rondelle; rimetterle nella zuppa e servire le lenticchie con le rondelle di salsiccia. Potete accompagnare il piatto con delle fette di pane (meglio se raffermo!).

La Sicilia – Noto

La Sicilia è una regione magnifica dal punto di vista, paesaggistico, artistico, naturalistico. La Sicilia è il luogo dove si mangia meglio al mondo, e su questo non temo di essere smentito. La bontà, la tradizione nella lavorazione della materia prima e le contaminazioni con altre culture, ha creato una pozione magica che ogni cosa che nasce qui è eccezionale. In questo articolo parlo di una zona di eccezione nell’eccezionalità. Appena sbarcato a Messina la prima cosa che ho fatto e cercare la Gelateria Tedesco.

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Me la hanno descritta come il posto dove trovare le migliori granite di Messina e io me ne voglio accertare! Arrivato la gelateria non mi fa una grande impressione, mi aspettavo quelle gelateria eleganti e barocche, tipiche di queste zone, invece è poco più di un piccolo baretto. Ordino una granita al caffè e panna con brioche. Mi siedo sui tavolini a bordo strada, affondo il cucchiaino nella granita e lo porto alla bocca. Gli occhi si chiudono e inizio a mugolare, la migliore granita di Messina, si! La migliore che io abbia mangiato. Non voglio scordare neppure l’arancino mangiato durante la traversata da Villa San Giovanni alla Sicilia.

Dedicato il giusto tempo a onorare una tradizione, mi sono diretto a Noto, che sarà un po’ la base di partenza per alcune escursioni nei dintorni. Prima però una tappa a Siracusa una passeggiata nel centro nella bella piazza davanti al Duomo arrivando dai parcheggi vicino alla Fonte di Aretusa. Una bella passeggiata attraverso le stradine del centro e mi rimetto in auto vesto Noto.  Qui ho prenotato un appartamento nella via parallela alla pricincipale del centro storico.  Noto è un piccolo gioiello del barocco siciliano. Uno splendido paese arroccato su un altopiano che domina la valle dell’Asinaro.
Tre le piazze principali, piazza dell’Immacolata con l’omonima chiesa; c’è poi la piazza del municipio circondata da ben quattro edifici: il palazzo comunale, la chiesa del Santissimo Salvatore (1791-1801), il palazzo vescovile e lo splendido duomo di San Nicolò (1771), che domina dall’alto di una scenografica scalinata. Nelle piazza XVI Maggio sorgono invece la chiesa di S. Domenico (1727), con facciata curvilinea, e il convento domenicano con un bellissimo portale bugnato.

Da segnalare a Noto  il Ristorante Dommuso dove abbiamo sudato il tavolo non avendo prenotato ci hanno promesso il tavolo in un’oretta. Promessa mantenuta, il personale è giovane e gentile, inoltre molto preparato, è bello vedere in un  locale personale non buttato li ma addestrato per fare il proprio lavoro. La proposizione è  fatta di cibo di qualità e lavorato poco, dei gusti molto naturali, un’esaltazione dei prodotti locali incentrata in particolare sul pesce.  Abbiamo mangiato bene, speso il giusto in un ambiente rilassato e confortevole. Io ho mangiato un buonissimo Crostone di Ricotta e una tagliatina di Tonno.

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L’altra attrazione culinaria è il Chiosco della Cattedrale, dove granite, cannoli e pastarelle la fanno da padrone un dolce modo per iniziare la giornata certo non leggero ma che ci si può fare, è uno sporco lavoro che qualcuno deve pur fare.

Cordoba

Cordoba, è una delle città più importanti dell’ Andalusia. Questa città fu anche la capitale dell’impero Arabo, e ad oggi conserva intatte una delle moschee più grandi e importanti d’Europa ed è infatti a assolutamente da vedere . La mezquita di Cordoba, è una vecchia moschea con all’interno una cattedrale. Questa moschea sorge al centro della città,  questo monumento ha una valenza storico-religiosa molto importante, nel 711 fu utilizzata contemporaneamente come chiesa cristiana e chiesa islamica.

Il ponte romano sul Guadalquivir è un’altra delle attrazioni principali della città è lungo circa 240 metri e presenta ben 16 arcate che reggono il ponte. Fu costruito da Augusto, imperatore romano di nazionalità spagnola. Alle due estremità del ponte troviamo la Puerte del Puente, con l’arco imponente di trionfo e dall’altro lato la Torre di Calahorra.

Da visitare anche il quartiere ebraico, la Juderia di Cordoba, le case sono tutte di colore bianco e hanno un patio con un piccolo giardino sulla facciata, le stradine sono strette e intrecciate tra loro.  All’interno del quartiere la Juderia troviamo la Sinagoga, l’unica struttura di natura religiosa, ebraica, presente in Andalusia. Nel vostro giro a Cordoba a seconda del tempo che gli avete dedicato, io consiglio almeno un giorno intero anche da  visitare La Torre Calahorra: questa struttura si trova nei pressi del Ponte Romano, La Locanda del Puledro che viene citata all’interno dell’opera il “Don Chisciotte” di Cervantes. Negozio di Flamenco Luis Perez: un negozio tipico e famoso in tutta l’Andalusia.

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Di ritorno da Cordoba verso Siviglia, dove avevo prenotato l’albergo mi sono fermato nel paesino di Ecija, al Bar La Reja , un locale che mi avevano caldamente consigliato. Tapas bar molto bello, piccolissimo, dove si mangia però, davvero bene. Rispetto ai classici Tapas Bar non è economico anzi, direi il più caro che ho trovato nel mio viaggio. Ma la sosta ne valeva la pena. mangiato solite Tapas con queso o e Chorizo, il Pimiento del Paron e la Raba de Toro.

Andalusia da Granada a Jerez

Lasciata Granada, il programma prevede alcune tappe andando verso Sud fino a Gibilterra, per poi risalire Jerez.  Prima tappa a Ronda, una piccola città arroccata su una rupe, divisa a metà da una profonda e vertiginosa gola chiamataEl Tajo scavata dal torrente Guadalevín e riunita dal bellissimo Puente Nuevo, dopo aver visitato per bene Granada, in pochi chilometri si raggiunge questa piccola ma carina cittadina. La Plaza de Toros di Ronda, è una delle arene più importanti di tutta la Spagna. Qui è stata fondata la Maestranza, l’antico ordine di cavalieri che ha nobilitato la tradizione della corrida. Dalla Plaza de Toros si può prendere Calle Blas Infante: si arriva al Mirador de Ronda, dove si può ammirare dall’alto un bellissimo panorama Si può poi dirigersi nei vialetti dell’Alameda del Tajo, uno spazio verde tranquillo. Percorrendo la Calle Virgen de la Paz, superiamo Plaza España; dove si trova  il simbolo di Ronda: il Puente Nuevo. questo maestoso ponte settecentesco non è l’unico ad unire le due parti della città, ma è sicuramente il più famoso da qui  potrete apprezzare quanto sia impressionante la voragine scavata dal fiume Guadalevín. Per apprezzare la gola chiamata El Tajo potete camminare su  Calle Cuesta de Santo Domingo, la strada che costeggia dall’alto El Tajo. La cittadina è tranquilla, ha una bella passeggiata in Calle Espinel, la frequentata via di negozi centrale. Uno splendido vende manufatti in legno, vedi foto sotto, la via porta direttamente in Plaza del Socorro, nel quartiere del Mercadillo. Qui, di sera, si riuniscono gli abitanti di Ronda per bere vino tinto de Verano in uno dei vari bar.  Ho cenato nel ristorante Las Maravillas un locale moderno con  servizio veloce e attento. Cena a base di Tapas ovviamente.

Il giorno successivo mi sono messo in viaggio direzione Gibilterra,un promontorio alto  che chiude il golfo di Algesiraz a est. Per il mondo greco romano Gibilterra costituiva una delle due colonne d’Ercole che segnavano i confini del mondo conosciuto oltre le quali si estendeva l’ignoto; l’altra è lo sperone roccioso Jebel Musa, in Marocco. Ma a Gibilterra non ci siamo fermati la ho vista solo da lontano per poi sostare a Tarifa, in Costa de Luz,  meta consigliata dal mio amico Vittorio. Arrivati a Tarifa conviene entrare in città attraverso  Puerta Jerez, l’unica porta antica rimasta che permette l’accesso alla città vecchia. Passeggiando fra le stradine con case bianche, balconi in ferro si può visitare la Iglesia de San Mateo, la chiesa più importante di Tarifa, costruita sopra un’antica moschea. Su Plaza Santa Maria si affacciano il palazzo del Comune con la sua splendida facciata in stile andaluso e la Iglesia de Santa Maria, la più antica della città. Nella piazza risalta la fontana a forma di stella a 8 punte con le caratteristiche statue di rana su ogni vertice. Prossima tappa il monumento più imponente della città: il Castillo de Guzmán. La possente fortezza domina il panorama e lo stretto fino al Marocco. È legata indissolubilmente alla tragica scelta di Alonso Pérez de Guzmán che nel 1294 preferì sacrificare il figlio piuttosto che consegnare la città ai musulmani. La statua di Guzmán il Buono si trova all’inizio della passeggiata lungo Paseo de La Alameda . 

Dopo aver pranzato da I Hoy un preziosissimo locale vegetariano anche per la presenza della copia dei proprietari davvero gentilissimi il viaggio riparte, questa volta leggero come una piuma.

Tappa successiva Vejer del la Frontera un Pueblo Blanco, In provincia di Cadice è uno dei paesini più suggestivi d’Andalusia. Con i suoi 12.000 abitanti, Vejer è poco più di un borgo arroccato. Le case bianche, tipiche della zona, illuminano la cittadina. Un posto in cui fermarsi sicuramente.

Altra tappa a Cadice, Cadiz in Spagnolo, una graziosa città costiera arroccata su un promontorio sull’Oceano Atlantico. Il centro storico meraviglioso, ricco di piazze e di palazzi e vie in cui perdersi . Inoltre lungo il lungo mare è possibile ammirare tutta  la Baia di Cadiz. Plaza San Juan de Dios è la piazza dove si trova l’Ayuntamiento de Cadiz, un palazzo in stile neoclassico. Plaza de la Catedral dove si trova la bella cupola gialla della maestosa Cattedrale di Cadice, in stile barocco ma con elementi neoclassici. Da un ingresso laterale della cattedrale si può salire sulla Torre de Poniente doveammirare un magnifico panorama sulla città e sull’Oceano. Plaza de Topete è una delle piazze più frequentate di Cadiz per la sua vicinanza al grande e caratteristico Mercado Central. Da visitare anche il Teatro Romano vicono a Plaza de Mina per me la più bella piazza di Cadice.

Ultima tappa Jerez de la Frontera il monumento più importante è di certo un’antica fortezza la bellissima fortezza Alcazar e i suoi giardini bellissimi. UN n monumento di ispirazione araba, con una torre ottagonale e dei bagni molto sontuosi. Ho visitato poi Palacio Villavicencio costruito sui resti di un monumento islamico e la Catedral de San Salvador, con i suoi tantissimi stili, dal gotico al neoclassico e il barocco.

In zona, inoltre, c’è anche il municipio del ‘500, ossia l’Antiguo Cabildo, che si trova nei pressi della Iglesia de San Dionisio e degli Hammam Andalusi. Infine, si trovano anche le maggiori scuole di flamenco e le botteghe di sherry, che sono dei simboli di Jerez. In città si trovano circa 20 antiche bodegas, che producono questo vino liquoroso molto buono e molto famoso in tutta l’Andalusia e non solo. Un vero e proprio gioiello da non perdersi se si visita questa zona della Spagna. La cena la ho consumata nella Tabanco las Banderillas dove ho mangiato la Raba de Toro più buona assaggiata in questo viaggio, il locale è carino, un misto tra un bar e un ristorante con una cucina proprio buona. La mattina dopo colazione con burro e zucchero, altro che brioche!!

Mousse di ricotta e basilico

Quando mi sono imbattuto in rete su questa ricetta ero davvero dubbioso e incuriosito, devo dire che è davvero un dessert semplice ma gustosissimo e originale.

Ingredienti

  • 1 kg. ricotta di pecora
  • 1 cucchiaio miele aromatizzato
  • 1 ciuffo di basilico
  • buccia di 1 limone gratuggiata
  • 200 gr. zucchero | mandorle tritate

Preparazione

Versare in una ciotola la ricotta, il miele, lo zucchero, il basilico e la buccia di un limone grattugiata. Con l’aiuto del minipimer mescolare tutto insieme per 2-3 minuti fino a quando la ricotta avrà una raggiunto una consistenza cremosa. Una volta terminato versate la mousse in una ciotola o in singole mono porzione e decorate con granella di mandorle.

La mousse di ricotta al basilico è una mousse veramente fresca e originale, ideale come dessert e ottima idea quando si ha poco tempo a disposizione perchè pronta in 5 minuti. Gli ingredienti di cui avrete bisogno saranno dell’ottima ricotta di pecora, dello zucchero, del miele aromatizzato, foglie di basilico, la buccia grattugiata di un limone ed infine mandorle tritate per decorare e presentare la mousse. Questa mousse oltre ad essere deliziosa può essere una ricetta originale anche per chi soffre di intolleranza alle uova o al glutine in quanto priva sia di uova che di farina.

Presentate la mousse di ricotta e basilico in una ciotola di vetro grande oppure in singole monoporzione pronte per essere servite ai vostri ospiti, decorate con mandorle tritate e se volete con una fragola o altro frutto come fatto dalla nostra cuoca nel video.

 

Spaghetti alle vongole

Un’altro classico della cucina italiana e partenopea, rigorosamente in bianco, come tutte le ricette semplici è difficilissima da fare bene!! Buon divertimento

Ingredienti

  • 400 gr di spaghetti aglio
  • 1 kg di vongole veraci o di lupini
  • prezzemolo
  • mezzo bicchiere di vino bianco secco
  • peperoncino
  • olio
  • sale

Procedimento

Mettete le vongole a spurgare per almeno un’ora in acqua salata, in modo da eliminare la sabbia. Prendete un capiente tegame e metteteci dentro le vongole ben scolate con 2 spicchi di aglio, del peperoncino e un pò di vino. Coprite con un coperchio e lasciate andare a fuoco vivace fin quando tutte le vongole non si saranno aperte. Ci metteranno una una decina di minuti ad aprirsi tutte. Non fatele cuocere oltre. Spegnete il fuoco e togliete dal tegame le vongole. Mettetele da parte, quindi filtrate con un passino l’acqua di cottura e raccoglietela in un bicchiere. Asciugate il tegame e preparate un soffritto con abbondante olio (almeno 4 cucchiai), aglio e peperoncino. Lasciate andare per qualche minuto fino a che l’aglio non si sarà imbiondito, togliendolo prima che si bruci. A questo punto aggiungete le vongole e metà del prezzemolo tritato. Versate a poco a poco l’acqua di cottura precedentemente filtrata, sfumate col vino bianco a fuoco alto e lasciate evaporare per qualche minuto. Scolate la pasta, che avevate precedentemente messo a cuocere, leggermente al dente e conditela direttamente nella padella con le vongole, tenendo il fuoco basso, e facendo insaporire bene. Se necessario aggiungete altro olio.

Prima di servire, spolverate con l’altra metà del prezzemolo tritato.

La slittata notturna

Io adoro le tradizioni, adoro soprattutto farle nascere le tradizioni e poi portarle avanti. Cambiano le persone, cambiano gli anni, sono cambiato io ma alcune cose rimangono nel tempo con grande certezza.

Una di queste è la Slittata Notturna in Val Monzoni! Ci vado dal ’90 circa, dapprima con persone conosciute ad una fiera campionaria. Devo ringraziare Vittoria che me lo ha fatta conoscere. A quel tempo abitava a  Predazzo e lavorava in discoteca, in fiera serviva ottimo vino in uno stand enoteca.

Poi cambiata compagnia sono salito con amici genovesi, con colleghi di lavoro, ora la compagnia è mista e varia tutti gli anni con alcuni punti fissi, Tania e Vittorio che ci raggiungono da Bari. e di solito Isabella e i suoi genitori da Bergamo.

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Ultimamente la tradizione consiste nell’arrivare uno dei primi Venerdì di Marzo, periodo dove si può trovare abbondante neve e anche possibili nevicate, e andare direttamente da Tito al Maso dello Speck, rustica locanda dove si mangia tipico.

 

Qualche albergo libero nella zona si trova sempre, andando pochi giorni prima, perchè in questo periodo tutti gli albergatori attendono di prenotare settimane bianche piuttosto che week end. Dopo una bella dormita e un abbondante colazione, la montagna fa venire appetito, secondo step della tradizione, ma in effetti una new entry, qualche ora alle Terme delle Dolomiti QC , bellissima struttura dove rilassarsi e passare qualche ora a rigenerarsi.

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Una veloce scappata in albergo per vestirsi da neve e poi via eccitatissimi verso il Rifugio Soldanella, dove c’è la partenza delle motoslitte. Bisogna comunicare agli addetti dove si è diretti poichè ogni rifugio nella Val Monzoni ha il suo servizio di trasporto e bisogna individuare il proprio.

 

Io sono stato a Baita Monzoni che ora purtroppo è bruciata ed era l’attrazione principale della zona anche grazie al suo proprietario, il Nello che era veramente un personaggio.

Altro rifugio visitato Malga Monzoni produzione propria di formaggi e salumi un po’ più in alto della Baita Monzoni

Negli ultimi anni sono tornato alla Baita Ciampiè da dove si può fare la slittata più lunga (circa venti minuti) e dove si trova buona qualità di cibo.

La serata ovunque si vada non è a buon mercato, mettete in preventivo più o meno 20,00 € per la salita in motoslitta e discesa con le slitte e 45,00 € per mangiare a testa.

Dopo avere abbondantemente bevuto e mangiato finisce con una bella slittata al chiaro di luna o delle luci delle torce, emozionante anche quando non si riesce a slittare per la troppa neve e si deve fare una camminata notturna di 6 km… fortunatamente in discesa.

Buon divertimento!!